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“Nessuna estorsione, quei soldi erano dovuti”: la precisazione dei fratelli Fotia

Secondo la Procura i titolari della Scavo-Ter hanno chiesto dei soldi non dovuti e minacciato di demolire dei muri in un cantiere di Bergeggi

Savona. “Quei soldi erano dovuti. A dimostrarlo abbiamo un decreto ingiuntivo di pagamento non rispettato e un’arbitrato che ha definitivamente riconosciuto l’importo dovuto alla Scavo-ter”. La precisazione arriva dall’imprenditore Pietro Fotia che ieri, insieme al fratello Francesco, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di tentata estorsione.

Secondo la Procura i fratelli Fotia, nel 2012, avevano minacciato i titolari di altre due società (la Pastorino Costruzioni, che gli aveva subappaltato parte dei lavori, e la Colletta di Castelbianco, proprietaria del cantiere) per ottenere il versamento di somme di denaro che non erano dovute.

Una tesi che è stata contestata dal difensore degli imputati, l’avvocato Pino Mammoliti, che ha documentato l’esistenza di un contenzioso economico: “C’è un lodo definitivo che riconosce che la Scavo-ter vantava più di 150 mila euro di crediti. Affronteremo serenamente questo giudizio – inizierà a maggio prossimo – anche perché già ieri si è ventilata un’ipotesi di configurare il reato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni e non come tentata estorsione”.

“Mai estorcere nulla a nessuno. L’arbitrato ci ha dato ragione e credo che, se l’accusa fosse stata fondata, non si sarebbe arrivati ad attendere tre anni per l’udienza preliminare” ha concluso Pietro Fotia.

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