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Liguria, nel 2015 crescono reddito e consumi: a Savona +20% per le auto, +6% per l’elettronica

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Liguria. Questi sono i principali risultati della ventiduesima edizione dell’Osservatorio di Findomestic Banca sul consumo di beni durevoli in Liguria, presentato oggi a Torino presso Hotel Principi di Piemonte.

Gli acquisti dei beni durevoli registrano un incremento in tutte le provincie: Genova (6,5%); Imperia (8%); Savona (6,6%); La Spezia (5,2%) La spesa complessiva per i beni durevoli riscontrata in Liguria è stata pari a 1,523 milioni € (+6,5% rispetto all’anno precedente), su un totale nazionale pari a 54,580 milioni €.

Il capoluogo traina la crescita del reddito disponibile pro capite che varia da 0,8% a 0,9% del 2015, attestandosi a 21,757 euro. Aumentano anche i redditi delle provincie di Savona (20,235 euro), La Spezia (18.030 euro) e Imperia (18,970 euro). Complessivamente il dato della regione Liguria mostra un incremento che va da 0,6% del 2014 a 0,7% del 2015.

Trend favorevole per il settore delle auto nuove. Il settore vede esplodere i propri consumi che a Genova passano da 6,7% dello scorso anno a 18,2% del 2015. Aumenta contestualmente anche la spesa prevista che tocca quota 219 milioni di euro rispetto ai 185 previsti per il 2014. In linea col trend genovese anche le provincie di Imperia (+24%); La Spezia (15,8%) e Savona (21,3%) incrementano i propri dati.

Incrementano anche i consumi del mercato dei motoveicoli che in tutte le province liguri riportano un segno positivo. Genova si attesta al 11,7 % con una spesa familiare di 120 euro (105 euro era la quota prevista nel 2014); Imperia registra il 14,3%; Savona (11,5%) e La Spezia (1%). Il mercato dell’usato evidenzia invece una leggera flessione: Genova scende al 5,7%; Savona 3,5%; La Spezia 1,9% e Imperia 5,2%.

Lieve crescita per il comparto dei mobili nelle provincie di: Imperia (2,8%) e La Spezia (1%). Costante è il dato registrato a Savona (0,5%) mentre si dimostra in leggera flessione il capoluogo che varia da 1,8% del 2014 a 0,2% attuale. Trend complessivamente positivo per la spesa delle famiglie liguri: Genova (420 euro); Savona (405 euro); La Spezia (443 euro) e Imperia (412 euro).

Quadro positivo in tutte le provincie per i beni del segmento degli elettrodomestici grandi e piccoli. Genova registra il 5,5%, La Spezia il 4,7%, Imperia il 6,6% e Savona il 5,9%. In aumento anche i dati relativi ai consumi complessivi dove a trainare è il capoluogo con 76 milioni di euro. A seguire ci sono le provincie: Imperia (18 milioni di euro); Savona (24 milioni di euro) e La Spezia (18 milioni di euro).

In aumento il settore dell’informatica per le famiglie in tutte le provincie. Genova incrementa i consumi attestandosi a -4,3% (-5,8% nel 2014); Imperia arriva a cifra -3,7% (da 7,4%); La Spezia registra il -4,2% (da 6,9%) e Savona cresce dal 6,7% dello scorso anno al -4,2% attuale.

Alcune tendenze che si riscontrano anche in Liguria

Negli ultimi 40 anni gli over “65enni” sono più che raddoppiati. Una famiglia su tre ha un anziano con necessità di assistenza giornaliera o parziale. Nel 77% dei casi ad occuparsene sono soprattutto i parenti: i figli nel 50% delle situazioni, le badanti (21%), il coniuge (16%), altri parenti (14%), oppure la casa di riposo (13%).
La spesa media mensile per nucleo famigliare dedicata all’assistenza degli anziani è di oltre 500 euro, una cifra che pesa sul budget medio famigliare. In questa economia di scambio gli anziani svolgono tuttavia anche un ruolo attivo dal momento che il 31% degli italiani over 65 dà una mano in famiglia ai figli e ai nipoti. Più in particolare il 71% si occupa dei nipoti, mentre il 31% aiuta direttamente i figli. Il loro contributo medio mensile stimato è di circa 385 euro per nucleo famigliare.
Gli anziani costituiscono quindi una preziosa risorsa: per quasi una famiglia su cinque rappresentano infatti un aiuto importante (19%). Nel 12% delle famiglie gli over 65 giocano un doppio ruolo: seppur necessitino di assistenza, svolgono una importante funzione di supporto per il nucleo, nel 19% dei casi aiutano senza aver bisogno di forme di attenzioni particolari e nel 22% dei casi hanno bisogno di “una mano”, ma non sono in grado di contraccambiare. Il contributo medio è valorizzabile in 330 euro.
Tra i supporti di cui godono gli anziani attualmente, sono senz’altro da menzionare tutti quei migranti che forniscono servizi alle persone: il 77% degli stranieri, secondo gli italiani, effettivamente ricopre ruoli di badante e di colf, seguono professioni come l’operaio edile nel 53% dei casi, il lavoratore agricolo (45%) il domestico (41%), oppure il cameriere/barista (29%). Nel nord ovest dell’Italia gli immigrati svolgono lavori legati all’agricoltura nel 32% dei casi, sono badanti (80%), domestici (38%) oppure operai edili nel 68% dei casi.
Il dato sorprendente della ricerca è che solo un quinto degli intervistati sa quantificare la presenza degli stranieri in Italia e ben 4/5 ne sovrastima il numero che è di 5.000.000 nel 2015, l’8% della popolazione totale. Nel 1995 erano 685.000 unità con un’incidenza sulla popolazione inferiore all’1%.
Per il 42% del campione parlare di “immigrati” evoca pensieri che spaziano nella sfera della diffidenza, mentre nel 61% fa pensare all’area positiva dell’arricchimento/risorsa e a quella delle difficoltà che i migranti incontrano nel loro inserimento e alle motivazioni che li hanno spinti alla fuga dai paesi di origine. Le principali conseguenze della loro presenza sono considerate l’emergere di una società multietnica e multiculturale, in parte meno sicura, ma che certamente fa più figli.

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