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Liguria, i vigili del fuoco in stato di agitazione: “Condizioni di lavoro insostenibili”

Per l'Usb occorre rivedere l'organizzazione del comparto e potenziare le forze presenti sul territorio

Liguria. L’Unione Sindacale di Base dei vigili del fuoco della Liguria denuncia “una condizione ormai insostenibile per il soccorso tecnico urgente e per gli operatori che svolgono questo mestiere”.

“È ormai consolidato che in Liguria gli effetti della cementificazione hanno prodotto danni irreversibili sulla sicurezza degli abitanti – fanno sapere dal sindacato – Il processo di trasformazione dell’assetto idrogeologico richiede un grande sforzo, principalmente culturale, da parte della nostra amministrazione, per costruire un percorso che metta in discussione tutti gli assetti di riorganizzazione del corpo che rappresentano il fallimento del soccorso. Le politiche ambientali non attuate in questi ultimi decenni hanno determinato la condizione idrologica del territorio nazionale, soprattutto quella ligure con le sue continue alluvioni e dissesti. Conseguenze che ricadono sulla nostra sicurezza e dei cittadini”.

“Come primi soccorritori, noi subiamo i continui tagli afflitti all’amministrazione pubblica, con il risultato di non avere le risorse idonee per affrontare questo tipo di emergenza. La legge 1570/41 stabilisce chiaramente il ruolo dei Vigili del Fuoco: ‘deve salvaguardare animali, esseri umani e cose da tutto ciò che può arrecare pericolo ad essi’. Questo concetto rappresenta le fondamenta della protezione civile, basterebbe ampliare questa idea e mettere il corpo di lavoro dei vigili del fuoco nelle condizioni di operare con attrezzature, uomini e mezzi”.

E’ necessario ristrutturare il reparto: “Partire da questo per realizzare un nuovo servizio di protezione civile, in cui i vigili del fuoco entrino a pieno titolo nella propria naturale collocazione, componente professionista del soccorso, abbandonando quella struttura gerarchica tra enti che ad oggi ha determinato il peggioramento del soccorso tecnico urgente. Noi come vigili del fuoco e come Usb abbiamo la responsabilità ed il compito di pretendere dai rappresentanti dei cittadini un cambio di rotta, perché risanare il debito di uno stato non può avvenire attraverso il taglio di quei servizi essenziali per la sicurezza, la salvaguardia e lo sviluppo di un paese, ma solo attraverso una gestione senza interessi o dualismi”.

Nel corso degli anni, i vigili del fuoco sono intervenuti sui luoghi dei maggiori disastri. Per quello che riguarda la provincia di Savona, nel 2010 hanno prestato soccorso in occasione dell’alluvione di Varazze; ma erano presenti nel 2010 all’esondazione del torrente Chiaravagna; nel 2011 all’esondazione del Bisagno e del Ferreggiano; nel 2012 sull’alluvione di Sestri Levante e di Genova; nel 2013 nell’alluvione del levante ligure e sul crollo del ponte di Carasco; nel 2014 sull’esondazione del Bisagno, a Sturla, del Ferreggiano, a Noce, a Torbello e Rio Carpi e anche sull’esondazione dell’Entella, del torrente Rupinaro e a Sturla. Questi eventi hanno causato in tutto 12 morti.

“Questo bollettino di guerra è il risultato dell’abbandono del territorio nella cura e nella prevenzione. La popolazione totale della regione è di un milione e 583 mila abitanti con 142 vigili del fuoco terrestri in servizio in tutta la regione, quindi con una media di un vigile del fuoco ogni 11 mila e 150 persone”. Per quanto riguarda il savonese, nella nostra provincia ci sono 282 mila 607 abitanti a fronte di 30 pompieri presenti con una media di un soccorritore ogni 9420 abitanti. I distaccamenti presenti nella regione sono 18 terrestri su un territorio di 5 mila 420 chilometri quadrati, quindi un distaccamento ogni 301 chilometri quadrati.

“Il rapporto periodico sul rischio posto alla popolazione italiana da frane e inondazioni dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica (Irpi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), indica che il rischio individuale è il rischio posto da un pericolo (frana o inondazione) a un singolo individuo, ed è espresso dall’indice di mortalità; dal 1964 ad 2013 mostra che purtroppo la Liguria è al primo posto nel caso di inondazione. Nella situazione disastrosa in cui il cittadino vive quotidianamente, la politica e la nostra amministrazione introduce un nuovo concetto che stabilisce il rapporto soccorritore/abitante attraverso una media ponderata. Questo dato viene calcolato attraverso un concetto che accomuna la pubblica amministrazione: produttività”.

“Il riordino del corpo nazionale firmato da tutte le organizzazioni sindacali tranne la Usb nel 2014 stabilisce il nuovo assetto del soccorso tecnico urgente, utilizzando parametri che non corrispondono alle direttive europee (uno ogni mille abitanti). La chiusura definitiva del nucleo sommozzatori di La Spezia sono l’esempio concreto di una inadeguatezza nell’affrontare l’aspetto idrogeologico della Regione. Nel concreto si viene a determinare un vuoto del soccorso aquatico che impone ai nuclei di Genova e Roma una copertura di mille chilometri di costa”.

A volte i confronti stridono e di molto: “La vicinanza con la Francia mostra in tutta la sua ineguatezza il sistema ‘soccorso’. Alla mortola negli incendi di questi giorni di settembre c’erano presenti 5 vigili del fuoco della squadra di Ventimiglia e 2 di Sanremo in rinforzo. Negli stessi giorni negli incendi di Mentone 180 pompieri ed forza aerea spaventosa. Cifre che rilevano l’incapacità di un’amministrazione ed una politica nell’affrontare temi di interesse comune fondamentali per una società che risulta democratica, ma che in realtà ha avviato un processo di smantellamento dello stato sociale, mascherando la carenza del soccorso sulla buona volontà dei vigile del fuoco abbandonando il concetto di professionalità”.

“La realtà è che il cittadino ci vede come gli unici interlocutori tra lo stato e il territorio, dimostrazione del fatto che durante le alluvioni di media intensità le richieste telefoniche si aggirano intorno alle mille ogni 24 ore. Le procedure operative imposte dal nostro ministero non permettono azioni preventive sul potenziamento del sistema di soccorso in caso di allerta meteo 2 producendo un vuoto di risposta alle richieste di intervento; l’aumento del personale avviene dal momento in cui la Prefettura dichiara lo stato di emergenza. Questa procedura evidenzia una debolezza della nostra risposta”.

“Attendiamo gli esiti del protocollo di intesa tra Regione e vigili del fuoco per attingere a risorse supplementari affinché si possano attuare procedure preventive di potenziamento sul territorio, che vengano istituiti nuovi distaccamenti cittadini da personale permanente per dare un servizio adeguato che ad oggi risulta insufficiente, un aumento dei vigili del fuoco sul territorio della Regione Liguria sulla base del rapporto cittadini/soccorritori attraverso un processo di stabilizzazione dei precari”.

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