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Lettere al direttore

“L’altra faccia della medaglia di Cooperarci”: lettera di una dipendente

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Dopo ormai un anno di altisonanti titoli di giornali, brevi trafiletti e collegamenti più o meno opportuni e/o più o meno veritieri, sulla grave situazione economica di Cooperarci, ho deciso di fermarmi un attimo a riflettere e questa riflessione l’ho voluta condividere.

Condividere con tutti i lavoratori di Cooperarci, ma in modo più ampio con tutti i lavoratori. Penso che quello che in questi anni è stato costruito da tutti coloro che hanno e stanno lavorando in Cooperarci meriti molto di più di tutto il fango che in questo periodo continuiamo a versargli a dosso. E’ vero, rispetto ad altri periodi quello che stiamo affrontando non è uno dei migliori, e sicuramente questo è frustante, come sicuramente fa arrabbiare vedere dopo tante ore di lavoro il tuo stipendio tagliato, le festività messe a recupero… Ma proviamo a toglierci per un attimo il paraocchi e guardiamoci attorno (fa anche parte del nostro lavoro). Ci sono i centri per l’impiego colmi di gente che ha perso o che sta cercando lavoro, ed è li che emerge che noi in realtà siamo i fortunati che il lavoro ce l’hanno!

E’ nello sguardo di coloro che non hanno nemmeno la possibilità di scegliere se tagliarsi o meno lo stipendio (perché uno stipendio non l’hanno mai percepito) che si coglie la futilità e il sottile egoismo che ci dà il diritto di urlare al mondo quanto siamo sfortunati perché noi abbiamo il diritto di prendere lo stipendio, perché noi abbiamo il diritto di non perdere il lavoro perché qualcuno ha il dovere di garantircelo, anche se quel qualcuno è solo un nostro collega e anche se quel qualcuno ha fatto si che il lavoro ce lo avessero quasi 400 persone.

Sono bastati due anni di crisi per dare il diritto a qualche persona, che fino a quel momento sembrava essere perfettamente in armonia con Cooperarci, di alzarsi in cattedra e puntare il dito contro i suoi colleghi, contro coloro con cui avevano condiviso la scrivania, contro coloro che per anni avevano visto lavorare con devozione perché nel loro lavoro ci hanno sempre creduto. Sono bastati solo due anni per cancellare quello che è stata Cooperarci. Sono bastati solo due anni per cancellarne quasi 35. Sono bastati solo due anni per dimenticare che non ci sono stati solo tagli ma anche premi di produzione.

Sono bastati solo due anni, ma non basteranno più solo questi per poter cancellare la delusione provata nel vedere e sentire tutto questo. Per concludere mi appello a tutti coloro che hanno creduto, a tutti coloro che ci stanno credendo: non vedete solo quello che qualcuno adesso ci impone di vedere, ma ricordate perché è nel ricordo che si trovano le motivazioni per credere che ne sta valendo la pena.

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