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La difesa Casareto: “Si è cercato di creare la figura del mostro a 360°”

L'avvocato Gulotta duro: "Usata visione ‘a tunnel’ che ha esaltato tutti gli elementi che valorizzavano la tesi dell’accusa e non ciò che la sminuisce"

Savona. “Si è cercato di creare la figura del mostro a 360°: Casareto è stato dipinto come un cattivo a tutto tondo grazie ad una visione ‘a tunnel’ che ha esaltato tutti gli elementi che valorizzavano la tesi dell’accusa senza considerare tutto ciò che la sminuisce”. Non ha usato giri di parole l’avvocato Guglielmo Gulotta che, insieme al collega Mario Scopesi, difende Massimiliano Casareto.

Il legale, nella sua arringa difensiva, ha cercato di scardinare la tesi dell’accusa a cominciare dalle intercettazioni ambientali: “La casa famiglia è stata monitorata con microfoni e telecamere e non è emerso nulla che fosse degno di nota. C’era un ragazzo che di notte ansimava e sussurrava e per gli inquirenti quello era probabilmente un incontro di natura sessuale. Ma poi le telecamere ad infrarossi hanno mostrato che quel ragazzo era solo quando lo faceva, ma questo il pm, nel richiedere la misura cautelare, lo omette”.

L’avvocato Gulotta attacca duramente anche l’intercettazione ambientale fatta al campo di addestramento di Celle con la quale gli investigatori speravano di registrare una confessione di Casareto: “Secondo l’accusa si è difeso male? Non è vero. Al ragazzo dice: ‘Ho sempre fatto del bene, non ti ho mai sfiorato con un dito, io ti voglio bene, perché mi fai questo? Te lo sto dicendo guardandoti negli occhi’. Io non credo che siano parole di una persona che non si difende”.

“Torno a dire che si è cercato di creare la figura del mostro a 360 gradi coinvolgendo anche la moglie, ma nessuno dei testimoni che abbiamo chiamato a deporre però ha mai visto cose strane. Invece i gesti di un padre affettuoso vengono ‘contrabbandati’ per screditarlo. Le contraddizioni sono nei racconti delle presunte vittime che dimostrano un affetto traboccante nei confronti di Casareto. L’accusa se la gioca fin troppo facilmente parlando dell’ambivalenza: se io ho una situazione di conflittualità latente non gli scrivo una lettera di un certo tipo. Si dice che chi vuole riconoscenza non deve fare del bene e forse è vero. La verità però è che ci sono dei ragazzi che fin dall’inizio di questa vicenda sono vicini a quello che sentono come il loro padre sociale. Ci sono ragazzi che sono corsi da lui appena hanno letto certe cose sui giornali” ha proseguito l’avvocato Gulotta.

“Non è vero che i ragazzi non facevano colloqui individuali con gli assistenti sociali e che quindi non avrebbero avuto l’occasione di denunciare. Perché se avessero davvero mentito non ne hanno dette di più grosse si chiede l’accusa? Perché veniva difficile dirne di più grosse” ha detto il legale di Casareto che poi ha puntato il dito sulla scelta della parte civile a proposito del risarcimento: “Il movente non sarebbe quello del denaro? Oggi ci troviamo davanti a delle richieste di risarcimento della parte civile contenute. Io però non so se questa fosse l’intenzione originaria, non posso dirlo. Forse seguendo il processo hanno capito che non era il caso di calcare la mano su questo aspetto, ma ricordo che c’è un sms di uno dei ragazzi che scrivendo ad un altro dice: ‘se ti vengono in mente cagate dimmelo.. Visto che si possono avere risarcimenti di tanti soldi’”. Concetto ripreso anche dal collega Scopesi che ha sottolineato come quel messaggio non dicesse: “Possiamo fare soldi da donare al Gaslini…”. “E’ stato un ottimo colpo di teatro per allontanare il dubbio che il movente fosse quello di guadagnare soldi”.

Per terminare la sua arringa, il professor Gulotta, cita Abramo Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre. Per questo chiedo che venga assolto”.

A terminare la discussione della difesa è stato l’avvocato Mario Scopesi che ha spiegato di voler andare a “caccia delle bugie” emerse durante il processo. “Già nelle imputazioni c’è una falsità: si dice che Casareto si infilava nel letto nudo, ma sono gli stessi denuncianti a dire che era sempre vestito”.

“Come difesa – ha proseguito – ci saremmo concentrati solo sulle condotte dell’imputazione, ma gli stessi denuncianti hanno espanso notevolmente il terreno sul quale valutare la loro attendibilità. Il pm dice che l’85 % delle accuse arriva dalle loro dichiarazioni e allora dobbiamo valutare molto attentamente la loro attendibilità. Lo scenario dipinto dalle tre ‘vittime’ di Casareto è tremendo ed è sostenuto dalle persone a loro vicine. Se però guardiamo alla genesi delle accuse troviamo tantissime anomalie e contraddizioni. Come quelle che sono emerse dai racconti della sorella di uno dei tre ragazzi: lei descrive la sua vita nella casa famiglia come un incubo, ma scrive bigliettini molto carini a Massi anche dopo essere uscita dalla struttura e tutti gli altri ospiti la descrivono come la ‘cocca’ della moglie di Casareto”.

“Tutte le cose che gettano luce negativa su Casareto sono false: tutte le accuse derivano da una deformazione di cose realmente successe come l’andare in camera dei ragazzi e fare battute che sono state raccontate con delle bugie. Credo anche che uno dei ragazzi non sia stato un modello di virtù, non voglio screditarlo, ma certo alcuni episodi che lo hanno coinvolto sono gravi. E poi ci sono troppe incongruenze: nell’imputazione si dice che Casareto ‘toccava le parti intime’, ma la vittima nella sua deposizione dice che non è ‘mai arrivato alle parti intime’. Ci sono inesattezze anche sul periodo degli abusi: i fatti si sarebbero protratti fino alla fine del 2004, ma i due fratelli sono arrivati nel 2004 nella casa famiglia e per i primi mesi non erano in camera con l’altra vittima. Quindi cosa hanno visto? Perché raccontano di aver visto Casareto entrare nella stanza del ragazzo? E poi ci sono ricordi fumosi su episodi di grande rilevanza”.

La verità è che questo è un processo triste perché Casareto è una brava persona, una persona che ha lavorato con dedizione, ma il suo mondo non esiste più. Lo hanno arrestato, le prospettive di adozione di un bimbo sono state cancellate ed è stato sfrattato dalla casa famiglia. Qui c’è un uomo che ha visto la sua vita finita perché qualcuno, inventando una serie di bugie infinita, lo ha distrutto. Qui c’è il mostro Casareto costruito nella casa degli orrori dove tutti stanno malissimo: tutto questo è molto triste”.

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