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Ipotesi centralino unico per l’Asl, Melgrati (FI): “Santa Corona sempre più depredato”

"Chiediamo con forza l’intervento dell’assessore alla sanità Sonia Viale"

Pietra Ligure. Continua l’impegno del vice coordinatore regionale di Forza Italia Marco Melgrati contro l’ipotesi del centralino unico dell’Asl2 savonese. Un progetto che, secondo l’ex consigliere regionale, comporterebbe “la cancellazione del centralino del Dea di 2^ livello di Santa Corona”.

“Dopo la cancellazione di interi reparti all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (per citarne alcuni la chirurgia spinale e la pediatria, scippato e ‘trasferito’ a Savona per il quale attendiamo gli esiti della mozione approvata all’unanimità dal consiglio regionale sul suo ripristino, dopo la raccolta di firme promossa da me e dai comitati cittadini con più di 10 mila firme e la marcia di protesta) è oggi allo studio la cancellazione del centralino di Santa Corona. E che dire della manovra della cancellazione del magazzino farmaci di Santa Corona, sempre a vantaggio di Savona?”

“Il centralino telefonico di un Dea è importante e non si tratta soltanto di una centrale di smistamento delle telefonate ma anche di un centro nevralgico per la gestione delle chiamate al personale reperibile, della gestione di determinati allarmi, impianti e altro insieme alla portineria. Sradicare la sede fisica di questa attività da un Dea di secondo livello è forse un prurito di qualche ‘nerd’ il quale è maldestramente orientato a pensare che tutto sia ‘remotizzabile’ e che la presenza fisica possa essere sostituita tout-court dalla tecnologia? Le cose non stanno proprio in questi termini”.

Prosegue Melgrati: “Ho raccolto già molte lamentele di utenti i quali telefonando al centralino ospedaliero ora unificato di Pietra Ligure-Albenga hanno dovuto attendere molto tempo per poter parlare con un reparto di Albenga e spesso la comunicazione è caduta. Ciò perché il personale fisicamente presente nella sede ospedaliera la conosce e conosce i reparti con cognizioni diverse da chi è dislocato altrove. Visto che nella sede del Dea debbono essere presenti tutte le specialità, per legge, perché anche nell’apparato funzionale e organizzativo non si può seguire questa linea? Perché non si fa l’inverso e non si ‘sradica’ il centralino di Savona dall’ospedale ‘satellite’ centralizzandolo nell’ospedale ‘cervello’ o Hub di Pietra Ligure?”.

“Con questa logica, cioè con spostamenti strategici e pur minimali sono state compiute già ad Albenga pesantissime penalizzazioni e soppressioni di reparti, rendendoli sopprimibili con piccoli ‘interventi’ di sabotaggio preparatori. Cito ancora il caso ‘principe’ del reparto di chirurgia ingauno il quale, esattamente come annunciato molto tempo prima dall’allora consigliere regionale piddino Miceli, fu soppresso nella sua attività a media complessità con la ‘geniale’ quanto subdola manovra di soppressione della reperibilità infermieristica di sala operatoria notturna e nei festivi (ad un costo di 50/60 mila euro l’anno, una goccia nel mare ed una inezia rispetto al danno arrecato!), di fatto costringendo l’attività a media complessità di non poter sopportare tale limitazione”.

Conclude Melgrati: “Nemmeno uno spillo deve più essere rimosso dal Dea di Pietra Ligure e anche operazioni di dettaglio o organizzazione che in teoria possono essere svolte senza il controllo della Regione in questo momento si rivelano essere pericolose per l’assetto sanitario, dopo la depauperazione della sanità del ponente savonese a vantaggio dell’ospedale di Savona, operazione portata a termine con la regia nemmeno occulta dei maggiorenti del Pd savonese, e con la complicità e la connivenza anche dei consiglieri regionali del Pd eletti nel ponente savonese”.

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