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Fondamentali per trovare i dispersi, ma rischiano di sparire: l’assurdo caso dei cinofili dei vigili del fuoco fotogallery

Il Ministero ha stabilizzato la banda musicale, ma non interviene sulla situazione dei cinofili

Arnasco. Salvare una vita in situazioni di emergenza spesso è una questione di secondi, nemmeno di minuti. In caso di crollo, per esempio, raggiungere un disperso nelle “prime ore”, ovvero il lasso di tempo immediatamente successivo all’incidente è determinante. Ne sanno qualcosa i componenti del Unità Cinofile dei vigili del fuoco, specializzati nel “soccorso tecnico urgente”, che quando devono entrare in azione sono in costante lotta contro il tempo.

Nelle situazioni in cui è necessario affidarsi al fiuto dei cani per ritrovare un disperso o soccorrere chi è intrappolato sotto delle macerie è fondamentale garantire un intervento nel minore tempo possibile. Una condizione che rischia di diventare sempre più difficile da soddisfare a causa di una “patologia” che affligge anche chi ha il compito di salvare delle vite: la precarietà.

L’intervento tempestivo di tre unità cinofile, due da Genova e una da Savona, di questa notte ad Arnasco, decisivo per ritrovare nel giro di poco tempo due dei dispersi nel terribile crollo, nel futuro rischia di non essere più possibile. Questo accadrà a causa della situazione in cui si trova attualemente il corpo nazionale dei vigili del fuoco afflitto dal problema dei discontinui, che non vengono stabilizzati, e della carenza di risorse.

In Liguria, ogni anno, le unità cinofile svolgono mediamente 150 interventi pur essendo solamente sette, tre delle quali discontinue. Il problema è che, senza stabilizzare i precari, la tempestività con la quale questi interventi vengono operati calerebbe drasticamente, così come la possibilità di “coprire” più emergenze in contemporanea. Il rischio concreto, come già accaduto in diverse occasioni, è che in caso di emergenza venga chiamata ad intervenire un’unità cinofila proveniente da un’altra regione con la conseguente diminuzione delle possibilità di salvare i dispersi.

Facendo un esempio pratico: questa mattina alle 5 le tre unità cinofile dei pompieri liguri più vicine all’emergenza erano già in viaggio verso Arnasco e poche ore dopo, grazie al fiuto dei cani, avevano contribuito attivamente al ritrovamento di due delle persone coinvolte nel crollo per le quali, purtroppo, non c’era più nulla da fare. Cosa sarebbe successo se ad intervenire fossero state chiamate unità cinofile lombarde o piemontesi (quelle operative più vicine alla Liguria)? Sicuramente i tempi di intervento sarebbero stati notevolmente dilatati diminuendo ulteriormente le chance di trovare i dispersi ancora in vita.

Ecco perché i cinofili da mesi ormai continuano a parlare di inadeguatezza dell’amministrazione pubblica, a ripetere che non si può speculare sulla sicurezza pubblica e ad invocare a gran voce l’intervento del Ministero per stabilizzarli. Da Roma però arrivano segnali poco confortanti: è stata stabilizzata la banda dei vigili del fuoco, sono stati richiamati autisti e centralinisti, ma non i componenti delle unità cinofile.

Crolla una palazzina ad Arnasco

A gravare su questa situazione ci sono anche i tagli sulla componente discontinua che pesano come macigni sulla possibilità di far lavorare con continuità i cinofili che, esauriti i “richiami”, non possono intervenire in caso di bisogno. Un’assurdità considerando che si rischia di allertare personale lontano dall’emergenza e non utilizzare appieno operatori altamente specializzati vicini al punto di intervento (basti pensare che ogni unità cinofila partecipa a quattro addestramenti mensili).

Nel caso di Arnasco probabilmente, vista la potenza dell’esplosione, l’intervento di un’unità cinofila in arrivo da un’altra regione non avrebbe comportato nessuna conseguenza (i dispersi non si sarebbero comunque salvati), ma ce ne sono altri in cui si rischia di cambiare il destino di una vita. Per questa ragione sarebbe meglio evitare di attendere una tragedia (in qualche modo già annunciata) prima di rendersi conto dell’importanza di non smantellare un servizio di eccellenza e di altissima specializzazione che, concretamente, permette di salvare delle vite.

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