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In riabilitazione in clinica, va in ospedale per una crisi: dopo le dimissioni la struttura non la riprende

Protagonista una 75enne di Loano ricoverata per la riabilitazione dopo l'operazione al ginocchio

Albenga. “Quello che è successo è inaccettabile. Non solo non hanno rispettato gli accordi previsti dalle convenzioni, ma hanno spaventato mia madre al punto tale che non vuole più tornare nel reparto. Ora agirò per vie legali e mi rivolgerò al tribunale del malato”.

E’ sul piede di guerra L.E., 46enne di Loano che in questi giorni ha iniziato una vera e propria battaglia in difesa della madre, la 75enne R.P., che la scorsa settimana è stata protagonista di una vicenda che ha avuto come teatri principali la clinica San Michele di Albenga e l’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.

Ma andiamo con ordine: giovedì scorso R.P. ha subito un intervento di protesi al ginocchio presso il reparto Gsl dell’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga. Dopo l’operazione, andata a buon fine, la donna è stata trasferita alla San Michele per la riabilitazione così come previsto dal protocollo.

Solo 24 ore dopo, la pensionata ha avuto una violenta crisi post anestesia che ha reso necessario il suo trasporto al pronto soccorso di Pietra Ligure. Dopo averla sottoposta a visite ed analisi, i medici del nosocomio pietrese hanno stabilito che la sua crisi, assai simile ad una crisi di panico e caratterizzata da una forte agitazione, era dovuta agli effetti collaterali dell’anestesia che le era stata somministrata prima dell’intervento.

santa corona marcia

Grazie ad un tranquillante, la situazione è tornata sotto controllo e così il personale del reparto ha contattato la San Michele per comunicare la dimissione della pensionata e il suo prossimo ritorno alla clinica, dove avrebbe proseguito la convalescenza e la riabilitazione così come da programma.

Qui, però, cominciano i problemi: “Il medico di guardia in servizio ad Albenga – spiega L.E. – ha detto al medico psichiatra che la clinica non era disponibile a riaccogliere mia madre in quanto non in grado di gestire pazienti con le sue patologie. Ora, mia madre soffre da qualche anno di depressione, ma si tratta di un problema assolutamente sotto controllo. Inoltre, il problema per cui è stata portata a Santa Corona non aveva nulla a che fare con la depressione, quindi l’obiezione dal dottore della San Michele non aveva assolutamente motivo d’essere”.

Il personale del Santa Corona sottolinea più volte come la paziente sia rientrata in sé e spinge per il suo ritorno ad Albenga. Niente da fare, il medico di guardia si oppone e così L.E. è costretta a riportare la madre a casa, con disagi immaginabili: “Non eravamo preparati ad un’evenienza del genere – spiega la donna – I piani erano che mia madre restasse alla San Michele fino alla fine della riabilitazione e comunque fino a che non avesse recuperato un po’ di autonomia nei movimenti. Invece siamo stati costretti a riportarla a casa prima, e a chiamare chi di dovere per poter usufruire a domicilio un fisioterapista che la seguisse nel recupero, cosa che ad oggi non è stata ancora possibile”.

Ovviamente quello che è successo ha scatenato le ire di L.E., che ha contattato la clinica chiedendo urgentemente spiegazioni e facendo valere le sue ragioni: “Ho parlato con i responsabili del reparto – spiega ancora – Quello che è successo è inaccettabile. Mi rivolgerò ad una avvocato e al tribunale del malato per avere un risarcimento. La clinica San Michele è un’eccellenza, ma la persona che ha respinto il ritorno di mia madre in reparto deve rispondere di quanto è successo. D’altra parte vorrei ringraziare il personale del pronto soccorso del Santa Corona per l’efficienza e la sensibilità dimostrata verso mia madre ”.

Albenga - San Michele

Dal canto loro, i responsabili del reparto di riabilitazione hanno fatto le necessarie verifiche: “Subito dopo la segnalazione di L.E. – fanno sapere dalla clinica – abbiamo avviato un’indagine interna e abbiamo stabilito che tutto è nato da una serie di equivoci tra il nostro personale e i colleghi del pronto soccorso. Il nostro medico ha peccato di troppa cautela (ovviamente nell’interesse del malato), che è una cosa più che mai necessaria nel nostro mestiere. Se ha ‘respinto’ il ritorno della paziente c’era un motivo cogente”.

“Stabilito questo – aggiungono – abbiamo dato la piena disponibilità a riaccogliere la paziente, ma la signora non ne ha voluto sapere. Ci siamo anche resi disponibili a fornire assistenza domiciliare con il nostro personale. Per quello che riguarda l’eventuale azione legale e la richiesta di risarcimento, ovviamente la signora è libera di procedere nel modo che riterrà più opportuno”.

Nelle ultime ore ci sono stati alcuni sviluppi: “L’amministrazione della clinica – spiega ancora L.E. – ha chiesto di poter visionare i documenti prodotti dal pronto soccorso e ha messo a disposizione di mia madre il primario del reparto e un fisioterapista. Ringrazio i responsabili della San Michele per l’interesse mostrato nel confronti miei e della mia famiglia”.

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