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Finale in lutto per Mario Cocco: fu partigiano, medico, presidente di Avis e Anpi

Il funerale si terrà domani alle 15 nella basilica di San Giovanni Battista a Finalmarina

Finale Ligure. Si terrà domani alle 15 nella basilica di San Giovanni Battista a Finalmarina il funerale di Mario Cocco, storico presidente della sezione Anpi di Finale Ligure scomparso ieri. La camera ardente è allestita presso l’Avis di Finale dove oggi alle 19 si reciterà il rosario.

Mario Cocco era nato a Savona il 24 aprile 1924 da una famiglia modesta: suo padre era operaio al porto e, cosa di cui Mario era orgoglioso, aveva messo a punto il motore della barca per la fuga di Sandro Pertini dai fascisti. Nel 1934 la famiglia Cocco si trasferì a Finale. L’8 settembre 1943 Mario era militare ad Albenga e si trovò nello sbandamento generale dell’esercito italiano, lasciato senza ordini dal re in fuga. Mario restò uno o due giorni in famiglia, poi pensò di rifugiarsi presso parenti della madre in un paesino della provincia di Parma da cui la madre proveniva.

Ma anche qua non poté restare a lungo: per sfuggire ai rastrellamenti, si rifugiò a Bologna, dove visse un po’ di giorni da sbandato, finché, entrato in contatto con una staffetta, fu accompagnato a un distaccamento partigiano sull’Appennino tosco-emiliano.

Qua iniziò la sua vita da partigiano col soprannome di “Ligure” nella 36^ brigata Garibaldi (gruppo Bianconcini)e partecipò a scontri importanti contro i tedeschi come la battaglia di Puro Celo, nella quale persero la vita 57 partigiani. In uno di questi scontri fu ferito ( e della ferita conservò per il resto della vita una cicatrice al mento) e fu ricoverato all’ospedale Sangallo di Firenze. A fine guerra tornò a Finale con mezzi di fortuna il 26 maggio 1945.

Si iscrisse subito alla sezione Anpi di Finale, nella quale fu sempre attivo e ricoprì cariche nel direttivo e come presidente, fino alla proclamazione negli ultimi anni come presidente onorario. Subito dopo la laurea in medicina iniziò dal 1954 la sua collaborazione con la sezione Avis di Finale, nella quale fu attivo come medico e come dirigente (fino alla carica di presidente provinciale).

Nell’Avis volle praticare un volontariato puro, rifiutando qualsiasi compenso o rimborso e il suo esempio è tuttora seguito da tutti i medici, gli infermieri e gli altri volontari della sezione Avis finalese. Anestesista presso l’ospedale Ruffini, fu per molti anni medico di base a Finale, ma non si limitò alla cura delle malattie, bensì cercò di aiutare con consigli e atti concreti tutti coloro delle cui difficoltà venisse a conoscenza. Partecipò anche all’amministrazione della città come consigliere comunale e assessore socialista.

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