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Family Day: la Lega invia De Paoli, il Pd si oppone alla presenza del gonfalone con 107 firme

E le Sentinelle in Piedi ribadiscono: "Il matrimonio è la sola unione civile"

Liguria. Domani, in occasione del Family Day, il consigliere Giovanni De Paoli parteciperà alla manifestazione come rappresentante della Lega Nord a livello regionale. “Ritengo doveroso partecipare ad un simile evento – dice De Paoli – poiché, in questo momento storico, in cui sembrano volersi stravolgere tutte le certezze che riguardano la tutela della famiglia tradizionale, è necessario impegnarsi e scendere in campo”.

Il consigliere ricorda che nell’articolo 29 della Costituzione si legge come la Repubblica riconosca i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. “In questo momento – aggiunge – la famiglia tradizionale e i valori che ha sempre incarnato è sotto attacco da parte del Governo di Renzi. Il ddl Cirinnà infatti punta ad equiparare le unioni civili al matrimonio e apre la strada all’adozione da parte delle coppie gay. Vorrei ricordare come nel nostro codice civile siano già presenti degli strumenti giuridici che regolano alcuni aspetti per le coppie di fatto. Io non sono contrario ad approvare una legge sulle unioni civili, che regoli la convivenza tra coppie non sposate in modo da estendere alcuni diritti e doveri anche a questo tipo di unioni, ma sono contrario all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso perché è dimostrato da innumerevoli studi che un bimbo ha bisogno di una figura materna e di una paterna. Con queste convinzioni parteciperò domani al Family Day in difesa della famiglia tradizionale e di tutti i valori che ruotano attorno ad essa”.

Continua a far discutere invece la decisione della giunta Toti di partecipare al Family Day con il gonfalone della Regione Liguria: una scelta ritenuta fuori luogo da 107 iscritti del Pd ligure, che hanno inviato una lettera. “Noi, iscritti e sostenitori del Partito Democratico della Liguria diciamo No all’uso del gonfalone della Regione Liguria al Family Day e chiediamo che venga revocata la concessione fatta in occasione della riunione della giunta regionale del 22 gennaio 2016 con cui la Regione Liguria ha autorizzato l’uso del gonfalone regionale per il 30 gennaio a Roma”.

“Non è assolutamente nostra intenzione mettere in discussione la libertà di manifestare di chiunque, sia esso rappresentativo della maggioranza o della minoranza dei cittadini – chiariscono dal Pd – purché la manifestazione sia stata autorizzata dalle autorità competenti e anche se a oggi non ci è chiaro chi la organizzerà. Non possiamo accettare che un’istituzione rappresentativa di un popolo intero, quale quella dell’Ente Regione Liguria, prenda una posizione dichiaratamente di parte, e conceda l’uso di uno degli emblemi regionali, il gonfalone, che insieme alla bandiera ed al sigillo sono rappresentativi di tutta la comunità”.

“Chiediamo la revoca della concessione dell’uso del gonfalone per il Family Day di domenica, per evitare una palese violazione dello Statuto Regionale e un vulnus istituzionale difficilmente sanabile – concludono i 107 firmatari – Chi fosse d’accordo con le tesi proposte al Family Day potrà partecipare a titolo personale o in rappresentanza del partito di appartenenza. Ma non in nome della cittadinanza nella sua interezza. Questo no”. Il documento è sottoscritto, tra gli altri, da Isabella Sorgini, Barbara Pasquali, Livio Di Tullio, Nicoletta Negro, Mauro Righello, Alessandro Oderda, Francesco Rossello, Emanuela Guerra, Monica Giuliano, Renato Zunino e la la senatrice Donatella Albano.

Nel frattempo le Sentinelle in Piedi continuano la loro campagna a favore della “famiglia tradizionale” diramando un invito a recarsi in “migliaia in piedi nelle piazze, milioni a Roma per il Family Day”: il titolo del manifesto è “Il matrimonio è la sola unione civile”, di seguito il testo integrale.

Il matrimonio è la sola unione civile. Lo ri-conosce la Costituzione, prendendo atto che la famiglia pre esiste rispetto alla Carta stessa, che questa “società naturale fondata sul matrimonio” è precedente al diritto positivo e che è essenziale per il Bene Comune, poiché è l’unica capace di garantire la prosecuzione delle generazioni e quindi la costruzione della società.
Non è solo questione di differenza genitoriale, è, prima ancora, una questione di complementarietà uomo donna, di responsabilità, di fedeltà e di progettualità dell’amore sponsale, di apertura alla vita. Che è possibile solo dove c’è l’unione stabile tra un uomo e una donna.
Il 28 gennaio viene incardinato al Senato il testo sulle cosiddette “unioni civili”. Hanno cercato di farci credere che questo testo sia uno strumento necessario a garantire dei diritti ad una supposta categoria di persone discriminate per il loro orientamento sessuale, e poi ci hanno ingannato dicendoci che l’unica cosa da rigettare sia la pratica dell’utero in affitto – cui questo testo criminale apre, legittimando così l’oggettivazione di un bambino che viene strappato dai suoi genitori biologici – ma in gioco c’è molto di più: vogliono assestare l’ultimo colpo alla già martoriata famiglia nobilitando l’amore sentimentale e svilendo il vincolo sponsale.

Ma il matrimonio – e quindi la famiglia – non si fonda sul “sentimento”. La disciplina del matrimonio parla di diritti e di doveri fra marito e moglie e nei confronti dei figli, parla di obbligo reciproco alla fedeltà, di assistenza morale e materiale, di fissare l’indirizzo della vita famigliare. Una legge dunque non renderà uguali due realtà differenti, poiché non è lo Stato a rendere unite due persone, non è l’uomo a decidere l’ordine della realtà. Esiste infatti la legge naturale che viene prima di ogni legge statale a cui il diritto civile di un governo democratico dovrebbe piegarsi per evitare il prevalere dell’opinione del più forte. Questa legge, riconoscibile nella realtà da ogni uomo di buona volontà che usi il cuore e la ragione, prevede che solo la donna e l’uomo siano complementari e potenzialmente fecondi.
Si è padre e madre perché prima di tutto si è sposi e si diventa genitori l’uno attraverso l’altro. Questa verità è così potente e attraente da coinvolgere anche il figlio ancor prima che venga all’esistenza: il figlio è il per sempre degli sposi.
Questa legge è contro il matrimonio perché legittima la considerazione di un figlio come un oggetto. Se questo testo diventasse legge due persone adulte avrebbero il diritto, in funzione unicamente di un desiderio, di fabbricare un bambino con gameti e utero esterni, sfruttando il corpo di donne straniere (che avvenga a pagamento o meno, resta inaccettabile) di tornare in Italia e di vedersi riconosciuto quel bambino come figlio, quando figlio non è. Prima che di capacità genitoriale dunque, prima ancora di complementarietà di figure di riferimento e ancor prima che di legami biologici, questa legge è sbagliata perché crea una mentalità distorta, facendo credere che basta il sentimento per definire l’amore e che basti “desiderare” un bambino per possederlo, sebbene si violenti la natura e si vada contro il senso di sacralità della vita che oggi sembra merce in via di estinzione.
Ecco perché lo scorso week end in migliaia abbiamo vegliato nelle piazze, in piedi, in silenzio, perché un popolo silenzioso in questi due anni si è mobilitato per svegliare le coscienze. Un popolo formato da tante realtà associative, da movimenti, da singoli missionari del buon senso, un popolo che sabato sarà al Family Day per dire un no netto al ddl Cirinnà, un no senza se e senza ma. Non può esserci mediazione quando si parla di famiglia.
Ecco perché sabato saremo al Circo Massimo, per testimoniare con forza insieme a chi in questi due anni e mezzo ha combattuto nelle piazze, nelle case, nelle parrocchie, girando l’Italia per incontrare le persone e svelare loro la menzogna dell’ideologia gender. Il pensiero va al 20 giugno scorso, quando Kiko Arguello, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Gianfranco Amato, Massimo Gandolfini e tanti altri hanno unito questo popolo per una testimonianza di verità. Allora come oggi questo popolo è pronto a muoversi per dire no un disegno di legge criminale, per dire che la famiglia è una sola, per abbracciare amici ma soprattutto per far vedere al mondo che non siamo disposti a cedere a compromessi.
La famiglia è troppo importante per stare a guardare mentre viene distrutta, il cuore dell’uomo è troppo grande per cedere alle menzogne del potere.

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