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Enpa all’attacco sulla caccia: “Passione sanguinaria, i cittadini sono contrari”

Rimane aperta fino al 10 febbraio la caccia a cornacchia nera e grigia, ghiandaia e gazza e fino al 14 marzo a capriolo e daino

Liguria. Con la fine di gennaio chiude in Liguria la caccia al tordo bottaccio ed al cinghiale, ed anche a germano reale, gallinella d’acqua, folaga, pavoncella e beccaccino; ma rimane aperta fino al 10 febbraio a cornacchia nera e grigia, ghiandaia e gazza ed inoltre, fino al 14 marzo, alle femmine e piccoli dell’anno di capriolo e daino.

Enpa, ovviamente, si oppone: “La caccia al tordo bottaccio, chiusa d’imperio il 20 gennaio dal governo nazionale, è stata riaperta per pochi giorni a seguito di un ricorso al Tar della Liguria. Ci chiediamo quando in via Fieschi si comincerà a gestire la fauna selvatica nell’interesse di tutti i cittadini, in maggioranza contrari alla caccia, e non dei soli cacciatori. Ci chiediamo inoltre quanto è costato questo ricorso, visto che verrà pagato con soldi pubblici e quindi di tutti i cittadini, il tutto per permettere ad un migliaio di cacciatori di prolungare la loro ‘passione’ sanguinaria di qualche giorno”.

“Una corretta gestione della fauna, associata al principio di precauzione, avrebbe dovuto far decidere invece per una chiusura anticipata, soprattutto alle specie di volatili migratori, perché è noto che l’inverno mite anticipa la stagione prenuziale degli animali, in cui le norme di legge vigenti anche in Liguria prescrivono il divieto di caccia”, osservano da Enpa.

“Anche il prolungamento di un mese, per tutto gennaio, della caccia al cinghiale, perché non è stato raggiunto il contingente prestabilito di abbattimenti, suona come una presa in giro dei cittadini che non vanno a caccia e la detestano – proseguono gli animalisti – Accade ormai sistematicamente ogni anno, perché dopo censimenti che molti scienziati definiscono inattendibili, vengono stilati piani di abbattimento che si sa già che non saranno raggiunti; ma proprio calcolare i cinghiali in eccesso permette di tenere la caccia aperta anche a gennaio”.

Enpa ricorda infine che “la caccia (ai cinghiali, come anche a daini e caprioli, responsabili di presunti danni alle coltivazioni) non porta alla riduzione delle specie numerose ma il contrario; scienziati europei dichiarano infatti che ‘se in un territorio vengono uccisi molti animali mediante la caccia, che avviene soprattutto in autunno ed in inverno, i sopravvissuti hanno un migliore apporto nutritivo; così si rinforzano e si riproducono in primavera più presto e con maggior numero di discendenti. Attraverso la caccia le specie animali che sono già rare divengono ancora più rare, e quelle che sono numerose diventano ancora più numerose'”.

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