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Chiusura del carcere di Savona, il Sappe: “Indifferenza nei confronti della sicurezza”

E da ponente lanciano l'allarme sovraffollamento: "A pagare le conseguenze sono Sanremo e Imperia"

Savona. “Abbiamo atteso fin troppo, ora siamo arrivati al culmine. L’indifferenza verso il sistema carcere di Savona e nei confronti della sicurezza ha determinato la soppressione dell’istituto penitenziario, senza nessuna previsione per il futuro, senza nessuna certezza per la costruzione del nuovo penitenziario”.

Così in una nota il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria a proposito del futuro del carcere savonese di Sant’Agostino, che (secondo quanto previsto dal decreto del ministro della giustizia Andrae Orlando dello scorso 28 dicembre) presto dovrebbe essere soppresso.

Un’eventualità che il Sappe e gran parte delle istituzioni del territorio respingono con forza. La scorsa settimana gli stessi detenuti della casa circondariale avevano manifestato contro l’ipotesi promuovendo uno sciopero della fame. Ora a opporsi concretamente sono gli agenti della polizia penitenziaria e i loro delegati sindacali, che domani mattina si riuniranno in piazza Sisto a Savona per un sit-in di protesta.

La protesta avverrà davanti al municipio di Savona non per caso: “Ciò che ci meraviglia è il silenzio del sindaco di Savona sulle aree per il nuovo carcere – osservano intanto dal Sappe – Un silenzio che oggi è rotto dalle nostre urla che rivendicano i nostri diritti. I soldi ci sono, allora cosa aspettano gli amministratori locali? Savona è l’unico capoluogo di provincia d’Italia a non aver un carcere. Non è un primato che Savona si merita: una città valorosa e con un glorioso passato”.

“La sicurezza è un bene comune, gli aspetti negativi della soppressione del carcere sono innumerevoli. Tra questi: la forza di polizia che effettua un arresto dovrà accompagnare l’arrestato o a Genova o a Imperia, quindi maggiore impegno in termini di tempo e spese connesse; questo determinerebbe un ulteriore carico su questi istituti che sono già penalizzati per l’elevata presenza di detenuti e movimenti connessi; l’attività giudiziaria potrebbe subire un rallentamento, in quanto per le convalide o interrogatori bisogna recarsi fuori comune con aggravio di tempi e costi”.

Per questi motivi, il Sappe chiede: “L’apertura parziale del penitenziario, come casa di arresto, presidiato dalla polizia penitenziaria a disposizione della magistratura; un chiaro progetto per la costruzione del nuovo istituto con la procedura d’urgenza; un tavolo tecnico per definire modalità di assegnazione provvisoria dei poliziotti penitenziari di Savona. Basta con le promesse, ora vogliamo i fatti”.

La protesta scavalca i confini savonesi per approdare anche a ponente: “A pagare le conseguenze della chiusura del penitenziario di Savona – osserva il segretario regionale della Uil Penitenziari, Fabio Pagani – sono Sanremo (che ha immediatamente incrementato i detenuti, che oggi sono 250 su una capienza regolamentare di 209) e Imperia (che conta 92 carcerati su una capienza di 68)”.

“Sono un un fallimento politico la mancata individuazione di un’area e la mancata edificazione del nuovo penitenziario a Savona. Questa situazione sta creando disagi (che avevamo annunciato tempo addietro) e metterà a rischio la sicurezza pubblica. Premesso che la vivibilità delle nostre galere non è solo una questione di metraggio ad personam, è bene ricordare che dal primo gennaio 2016 ad oggi (cioè in appena 26 giorni) la conta degli eventi critici nei penitenziari liguri registra già un esponenziale aumento tra suicidi in cella, detenuti salvati in extremis dalla polizia penitenziaria, tentativi di suicidi”.

“Il ministro Orlando – chiosa Pagani – farà pure bene a spargere ottimismo, purché sia consapevole che la verità è ancora fatta di sacrifici, bruttura, grigiore, inefficienza e violenza, ovvero proprio ciò che noi documentammo, e non è una bella realtà”.

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