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Caso Arnasco, il fratello di Aicha: “Don Angelo ha detto di essere stato minacciato”

Il parroco ha parlato con i familiari di una lettera anonima scritta in stampatello

Arnasco. Si sono sentiti nel pomeriggio. Don Angelo Chizzolini, parroco di Arnasco, al centro della bufera mediatica andata oltre confine, ha parlato al telefono, per scusarsi, con il nipote di Aicha e con il fratello di lei, Moustapha, camionista marocchino che abita a Viareggio. La ferita per quella bara che non è stata benedetta durante il funerale di ieri pomeriggio resta ancora aperta e forse è destinata ad aprirne anche altre con un retroscena inedito.

“Il sacerdote parlando con mio figlio al telefono ha detto di essere stato minacciato, di aver ricevuto una lettera anonima scritta in stampatello. Se davvero è andata così il parroco doveva denunciare questa storia a me e davanti alle autorità presenti ieri alla cerimonia funebre. Non doveva avere paura. Chi voleva fargli del male? Alla lettera, se devo dirla tutta, non ci credo, forse è solo una scusa inventata ad arte dal prete”, dice Moustapha Bellamoudden.

Il camionista dice di essere “molto addolorato soprattutto perché don Angelo durante la cerimonia non ha mai pronunciato il nome di Aicha”. “Perché? Perché? – si domanda – Ecco, questo non lo posso perdonare, come non lo perdona la mia famiglia. Il suo atteggiamento, se devo dirla tutta, ha complicato le cose”, dice il camionista tornato in Toscana dopo la celebrazione delle esequie di ieri ad Arnasco.

“Questa vicenda – racconta al telefono  –  ha fatto il giro del mondo. I giornali di tutti i Paesi Arabi parlano di questa storia e non vorrei mai che ora questo terremoto mediatico potesse alimentare altro odio. Ecco allora voglio lanciare a tutti un messaggio di pace: siamo tutti fratelli, amiamoci come ha chiesto il nostro e il vostro Dio prima che qualcuno possa fare del male strumentalizzando il caso di Arnasco”.

Il camionista racconta anche altro: “Mi sono sposato con una donna cristiana anche in chiesa. Vivo con lei e con lei ho insegnato ai miei figli di 18 e 16 anni il bene. Loro potranno decidere se diventare cristiani o musulmani. Una cosa è certa: il comportamento del parroco è stata per loro come per me una mancanza di rispetto che non riescono a comprendere”.

Moustapha offre pure uno spunto di riflessione: “Dio è uno solo. Noi preghiamo Allah, voi pregate Dio. Siamo tutti insieme per la pace e non per l’odio. Purtroppo questa storia sta alimentando odio e gli estremisti ora sono capaci di strumentalizzare questa storia sostenendo che i cristiani non rispettano i musulmani. E questo io non lo voglio. Quel prete ha aggiunto dolore ad altro dolore. Non sono amareggiato per la benedizione, ma per il fatto che non ha nominato mia sorella. Aicha era musulmana, ma rispettava anche la fede cristiana. Era stata a Lourdes, rispettava i santi e la chiesa – continua il fratello che oggi ha ricevuto la telefonata prima del vescovo poi del parroco”.

Sulle minacce che don Angelo Chizzolini avrebbe ricevuto al momento il vescovo coadiutore Guglielmo Borghetti preferisce restare abbottonato e i carabinieri dicono di non saperne nulla. Una storia dunque tutta da decifrare.

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