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Carabiniere sentito in Procura: è accusato di aver tentato di favorire una ditta nell’aggiudicarsi un lavoro per l’Arma

Il militare è finito nel mirino della Procura a causa di una telefonata con l'imprenditore intercettata dagli inquirenti

Savona. Tentato abuso d’ufficio. E’ l’accusa della quale deve rispondere un carabiniere savonese che, secondo la Procura, avrebbe cercato di favorire un impresario edile nell’aggiudicarsi un lavoro di manutenzione all’interno di uno degli alloggi dell’Arma.

La vicenda risale agli ultimi mesi del 2013 e a mettere nei guai il militare è stata un’intercettazione telefonica. La Procura infatti stava monitorando l’imprenditore edile nell’ambito di un’inchiesta fiscale e, tra le varie conversazioni, è saltata fuori quella con il carabiniere. Un dialogo nel quale, secondo l’accusa, il militare invitava il titolare della ditta a passare dalla caserma per un preventivo, facendogli intendere che lo avrebbero “confezionato” ad hoc insieme per aggiudicarsi il lavoro.

Una contestazione che, da subito, il carabiniere, ha respinto con decisione negando che ci sia stato un tentativo di favorire l’impresario. Concetti che ha ribadito anche ieri in Procura dove, accompagnato dal suo legale Marco Ballabio, è stato sentito dal pm Daniela Pischetola.

“Ha chiarito la sua posizione e fornito ampia documentazione che accerta come quell’impresario dal 2006 al 2013 abbia eseguito diversi lavori di imbiancatura per l’Arma. I suoi preventivi risultavano i più bassi, ma il prezzo al metro quadrato proposto negli anni, 4,50 euro, non è mai cambiato, restando sempre identico” ha precisato l’avvocato Ballabio.

Il legale ha anche sottolineato come, tra l’altro, il suo assistito non avesse alcun potere decisionale nell’assegnazione del lavoro: “Lui raccoglieva la documentazione, in questo caso i preventivi, e li trasmetteva al comando provinciale che ha la competenza di valutarli e decidere a chi affidare i lavori”.

Il carabiniere, che non ha subito nessun provvedimento disciplinare da parte dell’Arma, nel respingere le accuse avrebbe anche contestualizzato in maniera ben precisa il passaggio della telefonata finito nel mirino della Procura. Nelle sue parole, secondo la difesa, non ci sarebbe stata nessuna volontà di favorire qualcuno: “Voleva semplicemente dire all’imprenditore che non era necessario che facesse un sopralluogo nell’alloggio da imbiancare perché i metri quadrati interessati dall’intervento erano già indicati in un altro preventivo e quindi glieli avrebbe potuti comunicare” conclude l’avvocato Ballabio.

Tesi che ieri sono state tutte ribadite e approfondite durante il faccia a faccia con il sostituto procuratore Pischetola che adesso dovrà decidere se confermare l’imputazione o chiedere l’archiviazione dell’inchiesta.

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