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A Valleggia il concerto del pianista Bacchetti e del primo violino dell’Orchestra Rai Ranfaldi foto

La rassegna musicale dell'Associazione Rossini riprende il 14 gennaio con il concerto di un duo d'eccezione

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Quiliano. Dopo la pausa natalizia, la ventesima edizione della rassegna musicale organizzata dall’Associazione Rossini al Teatro Nuovo Valleggia riprenderà giovedì 14 gennaio, alle ore 21 (ingresso a 15 euro), con un concerto straordinario del duo Roberto Ranfaldi, primo violino dell’Orchestra Nazionale della R.A.I. e Andrea Bacchetti al pianoforte.

Andrea Bacchetti non ha bisogno di presentazioni in quanto ospite fisso delle stagioni cameristiche dell’Associazione Rossini dove ha donato al suo affezionato pubblico delle indimenticabili esecuzioni bachiane. Roberto Ranfaldi è primo violino “di spalla” dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ed ha collaborato in passato, sempre come primo violino, con le più prestigiose orchestre italiane: Orchestra Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha suonato sotto la direzione di alcuni fra i più grandi direttori contemporanei, compiendo numerose tournèe in Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Spagna, Stati Uniti e Svizzera interpretando, come solista, concerti di Bach, Bruch, Mozart, Respighi, Viotti e Vivaldi. Suona un violino Gennaro Gagliano del 1761.

Nel corso della serata Andrea Bacchetti presenterà il suo ultimo successo discografico: “Sei concerti per pianoforte e archi” di J. S. Bach, edito dalla Sony e inciso con Gli Archi dell’Orchestra Nazionale della R.A.I. guidati dal primo violino Roberto Ranfaldi.

Il programma prende le mosse dalla più illustre tradizione classica abbracciando lavori di Mozart e Beethoven. Del genio salisburghese sarà eseguita la Sonata in sol magg. K 301, prima delle sei sonate composte nel 1778 e note come “Palatine” perché dedicate alla moglie dell’elettore del Palatinato. Se nei precedenti lavori mozartiani per lo stesso organico la tastiera, in linea con la moda dell’epoca, assumeva un ruolo nettamente preponderante, a partire da questa raccolta il violino si colloca sullo stesso piano del suo interlocutore, dando vita con esso a un rapporto dinamico, gravido di soluzioni decisive per i futuri sviluppi della sonata classica.

Poco più di un ventennio separa la Sonata di Mozart dalla Sonata n. 5 in fa magg. op. 24 di Beethoven, composta nel 1800 e denominata, forse dall’editore, “La primavera”. Fa parte di una serie di dieci lavori analoghi, tutti di notevole pregio, distinguendosi dagli altri in quanto adotta l’articolazione in quattro (e non tre) tempi grazie all’inserimento di un breve Scherzo prima del Rondò finale. Un brano apparentemente idillico e “mozartiano” ma che non sfugge a quella tensione drammatica che trova nell’antagonismo tra i due strumenti uno straordinario centro propulsore.

Fuori dall’ambito tedesco di Antonin Dvorak, illustre rappresentante della scuola nazionale Ceka, saranno eseguiti i Quattro Pezzi Romantici op. 75 che videro la luce a Praga nel gennaio 1887. Originariamente composti per due violini e viola e successivamente trascritti per violino e pianoforte, fu la seconda versione ad imporsi più rapidamente e a dare popolarità al lavoro, che acquistava, nella trascrizione per un organico tradizionale un’impronta salottiera e insieme idonea alla ribalta concertistica. Al clima romantico denunciato dal titolo aderiscono il lirismo che pervade generalmente la scrittura violinistica, la cifra brahmsiana, particolarmente evidente negli intensi bicordi protagonisti del Larghetto conclusivo, e più scopertamente ancora gli echi di danza popolare animatori dell’Allegro maestoso.

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