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A.A.A. cercasi maestro per la tecnica

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Per riportare il nostro calcio nazionale sui livelli della sua gloriosa tradizione la cura proposta e sospinta è quella della ricollocazione della tecnica al centro del “villaggio calcistico giovanile” come risulta ben evidente a coloro (tantissimi) che seguono questa fortunata rubrica.

Concentriamoci per un momento sulla soluzione più che sul problema: in ogni società ci sono uno o più elementi in grado di ricoprire il ruolo di maestro di tecnica. Basta volerli cercare e motivare. Il messaggio è forte e chiaro. Se vogliamo aiutare i nostri giocatori a migliorare dal punto di vista delle capacità tecniche, al netto del necessario lavoro di formazione sul piano coordinativo, occorre qualcuno in grado di insegnare e dimostrare i gesti.

E questo qualcuno può non essere l’allenatore. Di conseguenza, il dirigente conscio delle capacità e dei limiti degli istruttori che seguono le squadre o noi stessi che conosciamo a menadito la teoria ma non sempre siamo in grado di dimostrarla all’atto pratico, possiamo e dobbiamo trovare una soluzione.

La strada, è quella che viene indicata da Massimo De Paoli, allenatore professionista di Seconda Categoria ideatore del celebre “Metodo Castello”, che ha operato per 15 anni nel settore giovanile del Brescia (nelle categorie Giovanissimi, Allievi e Primavera, da cui molti atleti hanno raggiunto i massimi livelli agonistici basti citare Pirlo, Diana, Bonazzoli, Baronio, Bonera, Guana, Agliardi) e per 5 anni al settore giovanile dell’Inter.

Essa consiste nell’individuare, all’interno della società, e se fosse necessario anche al di fuori, uno o più elementi in grado di insegnare efficacemente questo aspetto e poi motivarli e formarli per farlo. Non basta infatti trovare il volontario di turno, perché poi la società deve aiutarlo a svolgere al meglio il ruolo affidatogli, spiegando e motivando la scelta ai tecnici e ai genitori e investendo per formarlo e metterlo quindi nelle condizioni di ricoprirlo al meglio.

La sola capacità tecnica non è sufficiente se non si è in grado di comunicare con i bambini, se non ci si abitua a porsi degli obiettivi e a verificare i progressi dei ragazzi, perché solo tramite i loro risultati potrò valutare la mia capacità o incapacità di farli migliorare. E se non si trova la persona adatta, allora bisogna usciree e scoprire che esiste tutto un mondo attorno a noi e quindi cercare tra gli ex giocatori della nostra società, l’ex professionista che si è ritirato, oppure investire su di un giovane, magari laureato in scienze motorie, e sulla sua formazione…

La realtà è che il compito del dirigente consiste nel guardare oltre il limite e non nel trincerarvisi dietro perché… non possiamo, non si trova nessuno che, i fondi non bastano. Poiché se la qualità della formazione cala verranno sempre meno ragazzi e a un certo punto di fondi non ce ne saranno più, sul serio.

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