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Unione dei Comuni, per l’ultimo consiglio un mazzo di crisantemi fasciati col Tricolore fotogallery

Ieri sera è stata approvata la recessione dei Comuni della Val Maremola e di Borghetto e Balestrino

Loano. E’ stata simbolicamente e ironicamente salutata con la “deposizione” di un mazzo di crisantemi tenuti insieme da un nastro tricolore la fine dell’Unione dei Comuni “Riviera delle Palme e degli Ulivi”, che ieri sera nella sala consiliare di Palazzo Doria a Loano ha visto andare in scena l’ultima riunione del suo consiglio.

A consegnarla a Luigi Pignocca, presidente pro tempore del sodalizio che riunisce Loano, Borghetto, Toirano, Boissano, Balestrino, Pietra Ligure, Tovo San Giacomo, Giustenice, Magliolo e Borgio Verezzi, è stato il consigliere di minoranza di Giustenice Ivano Rozzi prima del voto relativo all’unico punto all’ordine del giorno, cioè la “presa d’atto della volontà di recesso anticipato” da parte dei Comuni della Val Maremola e di Borghetto e Balestrino.

All’assemblea, l’ultima che ha visto l’Unione ancora nella sua composizione originaria a 10 membri e che ora vedrà restare solo Loano, Toirano e Boissano, hanno preso parte 24 dei 30 consiglieri nominati.

Dopo la breve introduzione al punto da parte del sindaco di Loano Luigi Pignocca, i consiglieri hanno effettuato i loro interventi. Il primo a parlare è stato l’ex primo cittadino di Giustenice Ivano Rozzi, che ha spiegato: “Questa Unione a 10 è ormai fallita. Da quello che sappiamo, il maggior comune della Val Maremola, che è Pietra Ligure, non sarebbe nemmeno interessato a dare vita ad un’alta associazione più piccola e territorialmente più circoscritta. Quindi, di fatto, questa sera siamo a sancire la morte di un progetto che poteva cambiare le sorti del nostro territorio. Purtroppo la notizia del recesso non ha avuto lo stesso risalto che ai tempi era stato dato alla notizia della nascita dell’Unione. Le minoranze avrebbero potuto fare polemica, ma abbiamo pensato che dovessero essere i sindaci a informare i cittadini dei motivi per i quali questa Unione sarebbe finita. Invece sono state fornite giustificazioni false”.

Per Rozzi il fallimento è assai più ampio di quanto non sembri: “Noi siamo chiamati a dare vita ad un nuovo tipo di amministrazione pubblica. Oggi i Comuni hanno tanti problemi. I grandi lamentano di dover sottostare al Patto di Stabilità, i piccoli dicono di soffrire dei tagli ai fondi. Poi, però, quando ci si trova davanti ad una opportunità come questa si rinuncia per paura di affrontare un terreno ignoti. Tanti dei sindaci e degli amministratori presenti con i quali ho parlato in passato hanno sempre sostenuto la necessità di creare un nuovo organo intermedio che prendesse il posto della Provincia. Ma ora pare che si siano tirati indietro”.

Addio alla

Dopodiché Rozzi ha consegnato al presidente Pignocca e a tutti i presenti un mazzo di quattro crisantemi (a simboleggiare la “morte” dell’Unione) tenuti insieme da un nastro col Tricolore, “perché non dobbiamo dimenticarci che siamo sempre rappresentanti dei cittadini”.

Addio alla

Dopo Rozzi, ha preso la parola il consigliere di minoranza di Pietra Mario Carrara, che fin dall’inizio ha sostenuto la necessità di riformare l’Unione nelle sue competenze: “Quando mi hanno parlato di questo progetto per la prima volta sono saltato dalla sedia – ha ricordato – Ma non per il progetto in sé, quanto per il modo in cui era stato elaborato. Così com’era stata concepita, questa associazione svuotava i Comuni delle loro funzioni. Se avesse avuto competenze diverse rispetto a quelle previste dallo statuto e avesse ricoperto il ruolo di punto di riferimento per i singoli Comuni sarei stato a favore dal principio”.

“Dal nostro punto di vista – ha proseguito Carrara – sarebbe stato molto utile avere un organo che prendesse il posto della Provincia, specie perché avrebbe avuto il compito di curare gli interessi di un territorio più piccolo e più omogeneo rispetto alla totalità del savonese. Basti pensare alla centrale unica di committenza della Provincia, che ora dovrà occuparsi di gestire gli acquisti di tutti e 69 i Comuni. O al lavoro da fare con l’ambito idrico o con lo spostamento a monte della ferrovia. L’Unione ci avrebbe permesso di avere una posizione univoca e forte su questi e tanti altri temi”.

Addio alla

Il consigliere di minoranza di Borghetto Pier Paolo Villa è andato oltre le polemiche e ha ringraziato “tutti i colleghi per aver perso parte a questa esperienza, che è stata un’occasione di crescita e arricchimento personale molto importante”.

Il vice-sindaco di Boissano Piero Pesce ha risposto alla provocazione dei crisantemi di Rozzi e ha ricordato: “Questo non è il funerale dell’Unione. Anzi. L’associazione non è morta e continuerà ad esistere, anche se con soli 3 comuni membri. Che tra l’altro stanno già lavorando ai vari progetti che, nei piani, avremmo dovuto portare avanti con 10 amministrazioni. Condivido il punto di vista di Carrara: avremmo dovuto cominciare a ragionare in un ambito più comprensoriale già molti anni fa, ma finora non ci siamo riusciti”.

L’ultimo a intervenire è stato il presidente Luigi Pignocca, che ha detto: “Come ha ricordato Pesce, questo non è il funerale dell’Unione dei Comuni. Finora ho sperato che quanti volevano recedere cambiassero idea. Ora ho la speranza che presto potremo tutti ritrovarci a questo tavolo. Dodici mesi fa stavamo lavorando senza sosta per riuscire a firmare lo statuto entro la fine dell’anno. Mai avrei pensato che saremmo arrivati a questo punto. Anche perché credo che certi passi si sarebbero potuti ponderare meglio. Ora l’Unione sarà portata avanti da Loano, Toirano e Boissano. Ma la porta non è mai chiusa del tutto. Anche perché così come sono adesso, i Comuni sono destinati ad avere vita breve”.

Addio alla

Esauriti gli interventi, i consiglieri sono passati a votare la recessione di Borghetto, Balestrino, Pietra, Borgio, Tovo, Magliolo e Giustenice. La pratica è passata con un’ampia maggioranza e con i voti contrari di Carrara e Rozzi e l’astensione di Villa e Luca Folco di Tovo.

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