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Tirreno Power, Uniti per la Salute: “Attendiamo l’esito del processo, ma non ci fermiamo” fotogallery

Il portavoce Gervino: "Se le nostre segnalazioni fossero state ascoltate forse si sarebbero trovate soluzioni per tutelare anche l'occupazione"

Vado L. L’incontro organizzato nel comune di Savona con le associazioni francesi che portano avanti una battaglia contro il carbone, è stato un’occasione per fare anche il punto sulla situazione locale con gli esponenti di Uniti per la Salute ovvero chi, negli ultimi anni, si è impegnato in prima linea per segnalare le problematiche legate alla centrale Tirreno Power.

Savona, incontro sul carbone in Comune

“Come certamente saprete la situazione oggi è in mano alla magistratura che ha indagato 86 persone tra componenti del consiglio di Tirreno Power, amministratori pubblici, funzionari ministeriali, regionali e provinciali e quindi ora siamo in attesa degli sviluppi che ci saranno e del processo” ha puntualizzato Giovanni Colombi, vicepresidente di Uniti per la Salute che ha aggiunto: “Vedremo se verranno confermate tutte le anomalie e situazioni che noi avevamo denunciato basandoci sulle segnalazioni delle inadempienze che questa società ha sempre portato avanti senza curarsi delle norme che venivano bypassate con la complicità, come si è scoperto ora, di pubblici funzionari. Il nostro compito non è finito, ma ora restiamo in attesa”.

“La centrale non è chiusa perché la parte turbogas continua a funzionare. E’ stata sequestrata la parte alimentata a carbone” ha ricordato Gianfranco Gervino, portavoce Uniti per la Salute, che ha aggiunto: “Non ci sentiamo soddisfatti perché noi riteniamo che se le nostre segnalazioni, iniziate anni fa, fossero state ascoltate e approfondite prima dell’intervento della magistratura forse si sarebbero trovate soluzioni diverse dal carbone, ma che potevano tutelare l’occupazione. Noi abbiamo segnalato, ci siamo limitati a informare sulle cose che, secondo noi, non andavano bene poi spetta all’amministratore valutare. Noi non siamo fermi: abbiamo attivi dei ricorsi al Tar, poi ovviamente sul fronte penale noi siamo spettatori e attendiamo che le procedure facciano il loro corso”.

Gervino non ci sta però a sentir parlare di una guerra tra salute e lavoro: “Non è una lotta tra il diritto alla salute e quello al lavoro. Forse qualcuno ha forzato su questa direzione: quando una Procura della Repubblica, un organismo dello Stato, ipotizza 400 morti il problema non può essere ignorato. Quando una magistratura, sulla base dei suoi studi, ipotizza 400 morti non si può restare indifferenti. Se fossero state ascoltate le segnalazioni che negli anni sono arrivate si sarebbe potuto intervenire per tempo per esempio trasformando la centrale e sostituendo il carbone con altre fonti. Nel 2015 parlare di carbone ricorda tanto l’800”.

“La nostra richiesta non è che la centrale venga chiusa. Cosa succederà dipenderà tanto anche dalle decisioni dell’azienda. Sembrerebbe di capire che anche loro stiano cambiando intenzioni. Non fosse altro perché in generale in Europa e nel mondo c’è una tendenza ad un ripensamento sull’uso del carbone perché tutti si sono resi conto della pericolosità dei combustibili fossili e del carbone in particolare che è il più inquinante” ha concluso Colombi.

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