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“Savona: un futuro nero”: incontro per discutere sul bitume

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Savona. “Savona: un futuro nero di bitume”. E’ il titolo dell’incontro organizzato per domani alle ore 18 nella Libreria Ubik di Savona.

“Perché hanno approvato in gran silenzio un progetto pericoloso per la città?” è uno degli interrogativi che saranno affrontati durante l’incontro informativo per la cittadinanza sul progetto recentemente approvato. All’evento, curato Savona porto elettrico e dalla Rete fermiamo il carbone, parteciperanno Angelo Zoia, referente dell’associazione Savona porto elettrico, e alcuni esponenti della Rete fermiamo il carbone.

“Prima lo volevano tutti (Comune, Provincia, Regione, Sovrintendenza, ecc.), adesso non lo vuole più nessuno, ma ormai è stato approvato. Stiamo parlando di un deposito di bitume (uno dei più grandi in Italia, e soprattutto il più vicino a un centro abitato) da realizzarsi nel porto di Savona. Questo problema si prospetta per la Città come uno dei più gravi degli ultimi anni” si legge nella presentazione dell’incontro.

“Passato sotto silenzio per molto tempo (l’iter per la costruzione dell’impianto è partito nel 2011), un’interpellanza in Consiglio comunale dell’aprile di quest’anno lo ha portato all’attenzione dei Cittadini e dei media. Si tratta di un deposito per lo stoccaggio (39.000 tonnellate) e la movimentazione di bitume: progettato in una zona del porto a trecento metri dalla Darsena e dal Priamàr, a 700 m. dalla Piazza del Duomo: praticamente in Centro. In altre Città depositi di questo genere, nei rari casi in cui vengono autorizzati, per la tutela dei cittadini viene prescritta una distanza di almeno 1 km. dall’abitato” spiegano ancora i promotori dell’evento.

“Il bitume deve essere tenuto allo stato fuso (145°-165°centigradi) e in quella condizione emette H2S, altamente tossico, e altre sostanze altrettanto pericolose. Se si pensa poi che, per raggiungere le autostrade dal porto, i camion e i treni blindati devono attraversare la città, si capiscono le serie preoccupazioni della cittadinanza che in modo compatto si oppone al progetto. Inoltre, la Regione stessa ha dichiarato probabile un ‘disturbo olfattivo’ nel raggio di 3 Km. dal deposito, e questo significa probabile puzza di uova marce fino a Lavagnola, alla Natarella, ad Albissola. Il progetto aveva ottenuto tutti i pareri necessari per la realizzazione, ma, dopo una vera sollevazione popolare (più di 10.000 firme raccolte a luglio e agosto), e dopo prese di posizioni politiche a livello comunale, anche il Sindaco ha dichiarato che Savona non è adatta a un’attività di tal genere, perché avviata a diventare una smart city”.

“Tante le criticità e tante le domande. Perché nell’ex zona industriale del porto si è investito su aree residenziali e turistiche, e adesso si autorizza un insediamento che comporta molti rischi per la salute (per soli 6 posti di lavoro)? Ma soprattutto: perché il Comune non ha presentato all’Autorità portuale e alla BIT, al momento opportuno, prescrizioni rigorose per la sicurezza e la salute dei Cittadini?” concludono dalla Rete Fermiamo il carbone e dall’associazione Savona Porto Elettrico.

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