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Savona, delitto di via Cimarosa: il pm ha chiesto il giudizio immediato video

Mohamed Addaji dovrà rispondere dell'accusa di omicidio preterintenzionale: non voleva uccidere il connazionale, ma ferirlo al braccio

Savona. Il sostituto procuratore Daniela Pischetola ha chiesto il giudizio immediato per Mohamed Addaji, il tunisino di 39 anni che è in carcere con l’accusa di aver ucciso lo scorso 17 luglio il connazionale Salah Boussedra nel corso della rissa scoppiata in via Cimarosa a Savona.

Salvo che l’imputato non chieda un rito alternativo (l’abbreviato o il patteggiamento), il gip fisserà quindi la data per l’inizio del processo davanti al collegio dei giudici del tribunale. Addaji dovrà rispondere dell’accusa di omicidio preterintenzionale e non di omicidio volontario: dalle indagini è infatti emerso che da parte sua ci fosse la volontà di ferire il connazionale ad un braccio, quindi non in una zona potenzialmente mortale. Come ha accertato il medico legale Marco Canepa, il fendente aveva però reciso l’arteria brachiale provocando un’emorragia fatale per la vittima.

Addaji dovrà rispondere anche dei reati di rissa e lesioni nei confronti del cugino di Salah Boussedra, Abdellaziz, che quella sera era rimasto coinvolto nella lite (il pm infatti ha chiesto il rito immediato anche per lui per la rissa).

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la discussione tra i tre tunisini era scoppiata per un motivo banalissimo: una sigaretta. Mohamed Addaji l’aveva chiesta ad Abdellaziz Boussedra che però si sarebbe rifiutato di dargliela (“Non me lo devi chiedere così, ma con altri modi” sarebbe stata la risposta). A quel punto tra i due si era scatenato un acceso diverbio che ben presto era degenerato: Addaji avrebbe infatti colpito con una bottigliata sulla testa Boussedra, un gesto che, di fatto, aveva scatenato la rissa. La vittima era infatti intervenuta in difesa del cugino e con lui aveva iniziato a colpire il rivale.

Come confermano anche le telecamere di videosorveglianza dello stabilimento balneare Bagnarci i tre si erano azzuffati davanti al bar Paradiso, finendo anche contro una vettura parcheggiata. Poi Addaji, inseguito dai due cugini, era scappato dentro ai bagni dove si era scatenato il finimondo: i tunisini continuavano a tirarsi oggetti e spintonarsi in mezzo ai clienti del locale terrorizzati. All’improvviso Salah Boussedra, che era già ferito mortalmente, era svenuto per terra, Mohamed Addaji era riuscito a scappare attraverso la spiaggia (i carabinieri lo avevano intercettato poco dopo mentre cercava di nascondersi sul litorale, all’altezza del supermercato Famila), mentre il cugino della vittima invece era andato ad accasciarsi davanti al bar Paradiso dove poi era stato soccorso.

Addaji, che è difeso dall’avvocato Lucrezia Novaro, secondo quanto accertato dagli investigatori ha ucciso il connazionale ferendolo con un con un oggetto tagliente: un pezzo di vetro, probabilmente un bicchiere rotto o un coccio di bottiglia. Davanti al gip aveva ammesso di aver colpito con una bottigliata in testa il cugino della vittima (assistito dall’avvocato Adriano Colombo), di aver scatenato la sua reazione e di essere scappato ai Bagnarci perché inseguito dai due connazionali, ma non aveva “confessato” di aver ferito mortalmente Salah Boussedra.

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