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Lettere al direttore

Roberto Nicolick racconta “Il delitto del tassista di Cairo Montenotte”

Ettore, un bell’uomo, alto e snello, con un paio di baffi e il taglio dei capelli alla Umberta, fa il tassista a Cairo, nativo di Cortemilia, è sposato dal 1956 con una bella donna, nativa della zona, con una bimba di tre mesi, abitano nella stessa città dove egli lavora. Con la sua autovettura una Fiat 1300, arrotonda lo stipendio che percepisce come operaio in una industria chimica della zona , la Montecatini Azoto di San Giuseppe di Cairo, lo si può trovare posteggiato nel piazzale della Stazione Ferroviaria del piccolo centro della Val Bormida.

Il giorno in cui verrà assassinato a colpi di pistola , l’11 dicembre 1965, va nel pomeriggio in un bar a prendere un caffè al Bar Haiti, con un suo parente, da una breve occhiata ai giornali all’interno del locale seduto ad un tavolino dove poteva controllare il suo taxi, dopo una decina di minuti, esce, sale in auto e dopo l’arrivo del treno delle 17,44 da Alessandria, parte velocemente alle 17,50 dal piazzale, non è dato di sapere se avesse con sé un cliente oppure se andasse a caricarne uno.

Da quel momento si perdono le sue tracce, e viene ritrovato da una comitiva di giovani del luogo che scendevano sulla loro auto , lungo la strada in terra battuta, questi incontrano il taxi fermo, messo di traverso alla strada con i fari accesi, subito pensano ad una coppia in cerca di intimità, poi , tornano indietro, incuriositi guardano all’interno della vettura e vedono il corpo del tassista riverso sul sedile macchiato di sangue, subito danno l’allarme.

La vittima era stata colpita da sette pallottole calibro 7,65, una alla tempia e le altre sei alla schiena, quindi l’assassino ha ricaricato l’arma con calma per sparare il colpo di grazia, i bossoli sono stati trovati all’interno della vettura.

Il movente viene cercato subito nella rapina, ma il tassista viaggiava sempre con pochi denari con sè,quindi si scandaglia nelle relazioni che avrebbe potuto avere lui ed eventualmente la moglie, donna molto affascinante . Infatti la moglie venne sottoposta da un lungo interrogatorio. Trascorre qualche giorno dall’omicidio e nel centro di Cairo, in piazza della Vittoria, viene trovato sotto un bus che viaggia nella zona , il suo portafoglio con i documenti di identità.

Sino dal momento del crimine i Carabinieri si impegnarono ad ampio raggio e interrogarono più di cento persone che potevano essere in relazione con il tassista a vario titolo. Anche un netturbino che trovò alcuni bossoli di 7,65 in piazza, fu sottoposto ad uno stringente interrogatorio, tuttavia i bossoli non risultarono compatibili con le pallottole che avevano ucciso il tassista.

La moglie continua ad essere al centro delle indagini e fra le altre cose ma nega recisamente di avere avuto amicizie maschili o che il marito ne avesse femminili, che andassero al di la della sfera coniugale, inoltre appare spaventata, non solo dagli interrogatori ma anche da altri fattori, pensa infatti, non si sa in base a quali elementi di essere anch’essa in pericolo.

La dinamica dell’omicidio è stata ricostruita in questo modo dagli inquirenti, Dessino, persona calma e tranquilla, benvoluto da tutti, carica un cliente, che gli chiede di essere portato a S. Anna, una borgata poca distanza da Cairo, raggiungibile tramite una strada sterrata poco frequentata, appena possibile, il cliente deve aver tentato di rapinarlo, non sapendo che girava sempre con pochissimi spiccioli, come emerge dalle dichiarazioni della moglie. Probabilmente il tassista deve aver abbozzato una difesa e qui è nata la sparatoria. L’auto è finita di traverso alla strada e l’assassino è fuggito a piedi.

A distanza di tanti anni, l’assassino è ancora a piede libero.

 

Roberto Nicolick

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