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Porto di Savona, le istituzioni dicono no all’accorpamento con Genova: “A rischio l’economia di tutto il territorio” fotogallery

Stamattina si è tenuta una conferenza stampa congiunta per dire no alla fusione

Savona. Una conferenza stampa congiunta per lanciare in modo forte e chiaro un messaggio condiviso e univoco: no all’annessione da parte di Genova. Questa mattina il presidente dell’autorità portuale di Savona Gian Luigi Miazza insieme al sindaco Federico Berruti, alla presidente della Provincia (nonché primo cittadino di Vado) Monica Giuliano, il direttore dell’Unione Industriali Alessandro Berta e il rappresentante dell’Uisv Gerardo Ghigliotto insieme ai delegati dei tre sindacati confederati si sono seduti intorno a un tavolo e hanno incontrato i media per ribadire la loro contrarietà alla possibile fusione dell’autorità portuale savonese con l’omologa di Genova.

Accorpamenti, fusioni, annessioni: Savona caso nazionale

L’ipotesi, già in discussione da diverso tempo, si è fatta più concreta nell’ultimo periodo. In questi giorni, infatti, si sta per concludere l’iter legislativo riguardante la riforma Delrio, la quale prevedrebbe anche la fusione tra l’organo di governo del porto di Savona-Vado con quello di Genova. A far discutere e a preoccupare le istituzioni non è tanto la fusione in sé, quanto le modalità con le quali questa avverrà. Secondo alcuni rumor, infatti, le due realtà non si troverebbero ad operare con analoghi poteri, ma l’autorità portuale savonese resterebbe in una posizione subordinata rispetto a Genova.

Una possibilità che, come detto, fa discutere e preoccupa: “La notizia non è nuova – ricorda il presidente dell’autorità portuale Gian Luigi Miazza – E’ da molto tempo che se ne parla: io sono trenta mesi che ho questa carica e se n’è discusso almeno cinque o sei volte. Negli ambienti nazionali circola la voce che Savona sia d’accordo con l’accorpamento, ma si tratta di una voce sbagliata e assolutamente non vera”. 

“Credo che il problema sia quello del coinvolgimento dei territori locali nelle scelte che giustamente e doverosamente possono e devono essere fatte. Questa è una cosa che pensiamo debba avvenire. Ci sono fasi (come queste) nelle quali si sente riecheggiare il nome di Savona accorpato a quello di Genova senza aver potuto dire alcuna parola in merito e soprattutto con un patrimonio di investimenti da 700 milioni che stiamo realizzando e che credo sia unico in Italia e che credo avrebbe problemi nella sua realizzazione e il suo completamento nei tempi previsti che sono molto vicini (parliamo della primavera del 2018). Tutto questo il nostro premier lo ha evidenziato come uno degli elementi fondamentali sui quali imperniare la riforma: investimenti, posti di lavoro, investitori, logistica, modalità, intermodalità. Tutto questo noi lo stiamo realizzando, quindi il fatto di avere attenzioni per tutto quello che stiamo completando credo sia un elemento essenziale. Mi fa piacere sia condiviso da tutta la città, che ha promosso questo incontro e che ha l’obiettivo di delineare la nostra attenzione e la nostra preoccupazione su questo tipo di approccio che pensiamo possa generare problemi sul nostro territorio già tanto provato da vertenze anche nazionali note a tutti”.

porto savona

Miazza è comunque ottimista: “Io continuo a mantenere il mio aspetto di ottimismo perché avendo dialogato con i vertici nazionali nelle precedenti gestioni governative con altri ministeri ho la consapevolezza che tutti sappiano quello che stiamo facendo. Oggi è importante completare questa fase di proposta che il ministro Delrio farà con un assetto che contempli anche il fatto che i territori savonesi e liguri siano coinvolti in questa discussione. Credo che non sia una cosa particolarmente complicata né tardiva, se la si vuole realizzare, visto che la proposta non è stata ancora presentata”.

Più preoccupata la la presidente della Provincia Monica Giuliano: “C’è un grandissimo percorso di rilancio economico importante nel quale è necessario che gli enti territoriali siano coinvolti. Sia nelle fasi di definizione, sia nella fase in cui ci saranno degli importanti rientri di natura economica e finanziaria che è giusto che rimangano su questo territorio. E a questo territorio va data la giusta importanza non solo dal punto di vista economico ma anche la possibilità di investire quello che deriverà dalle attività produttive nel percorso di rilancio infrastrutturale dell’intera provincia. Il porto Savona-Vado è un porto che ha non solo potenzialità ma anche investimenti certi che nel giro di un paio d’anni si consolideranno. Quello che ne deriverà dovrà prima di tutto rimanere su questa realtà territoriale, che sta vivendo profonde difficoltà e criticità dal punto di vista occupazionale. Noi abbiamo questa opportunità: la vogliamo accompagnare da adesso in poi per il bene di una comunità che deve essere prima di tutto di Savona e del suo hinterland”.

Qualcuno vede questa “annessione” come un progetto di crescita necessario per ottimizzare le spese e ampliare le prospettive: “Non è vero – ribadisce il numero uno di Palazzo Nervi – Lo dimostra il fatto che in questi anni siamo andati avanti benissimo, anzi, forse ancora meglio rispetto ad altre realtà territoriali. Siamo andati avanti perché c’è stata una grandissima sinergia. E lo ripeto: non possiamo estromettere i territori, quindi le realtà piccole come la nostra, che si stanno giocando una partita importante. La devono giocare quei territori e questa autorità portuale. Perdere la centralità e l’operatività del porto Savona-Vado con l’autorità portuale di Savona e con i territori di Vado e Savona è un pericolo grave. Dobbiamo scongiurarlo con tutte le forze”.

“Non è una battaglia di retroguardia – chiosa Giuliano – La dimostrazione sta in quello che abbiamo costruito soprattutto negli ultimi anni e nell’ultimo anno con un grande lavoro che è arrivato e derivato da queste realtà territoriali. Non possiamo perdere questa modalità di operatività. Soprattutto guardando al futuro e ai prossimi anni la provincia di Savona non può perdere queste peculiarità e queste opportunità di lavoro”.

Accorpamenti, fusioni, annessioni: Savona caso nazionale

Il sindaco di Savona Federico Berruti fa una disamina approfondita: “Credo che razionalizzazione (cioè ridurre le spese) e integrazione (fare massa critica, fare strategie comuni tra i porti liguri per essere più competitivi nei confronti dei porti del nord Europa) siano strade giuste da percorrere. Sono contrario all’annessione dell’autorità portuale di Savona nell’autorità portuale di Genova perché non è né necessario per attuare quelle strategie né utile, perché rischia di penalizzare un porto e un territorio che hanno diritto di avere funzioni di governo locali e possono dare un grande contributo (come stanno già facendo in termini di traffici portuali) alla crescita, all’economia e all’occupazione. Il rischio è che l’annessione penalizzi un pezzo dello sviluppo possibile”.

“L’errore storico sarebbe ridurre questa città e questo territorio ad una delegazione dell’area metropolitana genovese. In questo senso il tema non è solo il porto, ma anche la prefettura, la banca d’Italia, l’università, la Carige. Bisogna evitare che questa città perda le funzioni di governo, le funzioni direzionali non solo per un orgoglio che pure abbiamo nell’essere savonesi e nell’avere una storia importante alle spalle, ma perché questa è una comunità che in termini di economia e di occupazione e innovazione ha dato molto e può dare molto. Certo che se la si impoverisce di funzioni direzionali la comunità declina. Quindi l’errore storico sarebbe non rendersi conto che certe scelte fatte dall’alto vanno poi calate con attenzione sui territori. E Savona è un territorio più importante di quanto il numero dei residenti non dica. Io sono contrario all’accorpamento autorità portuale di Savona con quella di Genova e l’ho manifestato in tutte le sedi, anche governative. Questo non significa che io non sia favorevole ad una integrazione di strategie, ma l’accorpamento fatto così e altra cosa è non è necessario ai fini di una strategia distrettuale”.

Evitare l’annessione è possibile? “Io non sono in grado di dirlo. Il dibattito è quello che conosciamo. C’è un disegno generale che porta nella direzione dell’accorpamento, bisogna capire se in questi giorni la spinta che arriva dal territorio può essere talmente forte da fare riflettere su quello che potremmo definire un ‘caso Savona’ che invece di essere negativo può essere positivo. Cioè come fare a ridare a questo territorio le chance e gli strumenti per la ripresa”.

porto di genova calata gadda

Gerardo Ghigliotto ha notato: “Siamo unanimi nel dire no all’ipotesi di accorpamento. Il nostro territorio vive un momento difficile e ora c’è la preoccupazione di perdere il controllo sugli investimenti in corso e sulla governance. Il rischio di non poter gestire le attività del porto è veramente molto forte. Il rapporto costi-benefici di questa operazione sarebbe nullo. Il porto di Savona merita di mantenerne la sua autonomia. Non si può parlare di comitati portuali senza rappresentanza degli enti”.

Alessandro Berta ha aggiunto: “Il cluster portuale savonese è coeso nel dire che così com’è posta la riforma si tradurrà in un accorpamento di Savona con Genova che non porterà benefici ai traffici. Non è una lotta ‘Savona contro Genova’ dei terminalisti locali, ma questa riforma non dà risposte sul coordinamento strategico. Se vogliamo parlare di coordinamento si può fare, ma non si può ragionare in termini di mera annessione. Si può fare ragionamento sul ‘fare sistema’ guardando a Savona, Genova e Spezia. Ma questi soggetti vanno rappresentati nella riforma perché è impensabile che si faccia una riforma senza avere referenti del territorio. Liguria, Piemonte, Lombardia ed Emilia non possono non essere coinvolti in discorso sulla portualità. Si deve parlare di sistema ligure quando ragioniamo di mercato, ma se qualcuno parla di accorpamento allora non c’è interesse a difendere il porto di Savona”.

Commenti

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  1. Scritto da briant88

    Pensare che due porti distanti 30 Km non debbano lavorare coordinandosi anche molto strettamente , riporta ad una visione della storia antecedente all’unità d’Italia e quindi inaccettabile . Nel fiume di parole profuso e solo in parte comprensibile , non può non comparire il sospetto che sia soprattutto il potere politico a temere la perdita di spazi. Vorrei dire , come al solito. E’ chiaro che i matrimoni debbano essere consumati nell’interesse reciproco e che remare contro la storia porta inevitabilmente a sofferenze che nel lungo periodo risulterebbero davvero fatali per l’economia di un territorio che non può essere misurato in metri ma in centinaia di chilometri.