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Omicidi irrisolti: l’assassinio del metronotte Francesco Sanna

Savona. In inglese li chiamano “cold case”, ovvero “casi freddi”. Si tratta infatti dei gialli irrisolti, archiviati senza averne trovato la soluzione. Indagini su episodi di cronaca nera senza soluzione che, a volte, vengono anche riaperte. Non sempre però, nonostante nuovi spunti investigativi, l’enigma si risolve.

E’ il caso di uno dei gialli irrisolti di Savona: il delitto di Francesco Sanna, un mistero ormai lungo 51 anni. A ricordare le tappe della vicenda è Roberto Nicolick che ha voluto ripercorrere una delle pagine più nere della storia savonese.

“Francesco Sanna era una persona per bene – racconta Nicolick – faceva la Guardia Giurata, il Metronotte per la società ‘Vigili dell’ordine’. Aveva 36 anni, credeva nel lavoro che faceva, a suo modo con una uniforme addosso teneva lontani i malavitosi dai beni della società. Sposato e con una bimba di pochi mesi, Sanna di origine sarda, era nato a Mores (Sassari) provenienza di cui andava fiero; si era trasferito prima a Genova e poi a Savona, dove collaborava attivamente con la Questura e con i Carabinieri nelle attività di prevenzione del crimine”.

Tutte le notti Francesco Sanna, armato di una pistola automatica, svolgeva il suo servizio di ronda, con il classico mazzo di chiavi e la torcia in mano, azionando al suo passaggio gli orologi dei vari esercizi commerciali a cui era destinato come guardia di sorveglianza. “Questo era il suo lavoro di routine che svolgeva con passione – spiega Nicolick – Con il suo fiuto in oltre due anni di servizio, aveva contribuito a sventare diversi furti e a bloccare un traffico di sigarette che partiva con degli autocarri da Via Tasso a Savona nell’oltre Letimbro, ricevendo anche un encomio ufficiale dal Questore di Savona. Ovviamente – continua Nicolick – tutto questo suo agire, gli aveva creato vivo apprezzamento nelle forze dell’ordine ma purtroppo nel mondo della malavita, numerosi nemici che appena possibile glie la avrebbero fatta pagare”.

E così puntualmente avvenne. Sabato 14 marzo 1964 verso le 22, Sanna prendeva servizio iniziando la ronda, il cosiddetto in gergo “giro di sorveglianza”: usciva dalla sua abitazione di Via Montenotte e proseguiva per le vie deserte. “Quella notte pioveva forte – ricorda Nicolick – era la classica notte dove si stava bene in casa, mentre gli uomini come Sanna camminavano per la città, eroi solitari del bene”. Il turno del Sanna doveva terminare alle 6,30 e a quell’ora doveva essere in sede, in Piazza Mameli, atteso dai suoi colleghi: e invece nulla.

Alle 8 venivano avvisati i Carabinieri che iniziavano le ricerche. Contemporaneamente alcuni abitanti di Bergeggi rinvenivano un cadavere di un uomo avvolto parzialmente in una coperta, giù da un dirupo sulle alture del paese. Il corpo era in divisa da metronotte. Sul posto arrivavano i Carabinieri che ben presto identificavano il cadavere proprio con Francesco Sanna. Sul capo presentava numerose ferite da arma da punta e sul dorso si notavano alcune pugnalate. La fondina era vuota: qualcuno si era impossessato dell’arma di ordinanza, una Beretta calibro 7,65, come pure erano scomparse una torcia elettrica e il mazzo di chiavi che usava a scopo professionale.

“Nessun segno di lotta nella zona faceva ritenere che fosse stato ucciso altrove – ricostruisce Nicolick – L’ultima volta era stato visto erano le 2,30 da alcune donne e da una pattuglia della Guardia di Finanza, poi più nulla”. Da qui in poi si entra nel campo delle ipotesi investigative: qualcuno, sicuramente più di uno, lo aggrediscono buttandogli una coperta sul capo, lo colpiscono con un oggetto appuntito, un punteruolo da ghiaccio o uno scalpello, lo caricano su un’auto e raggiungono questa zona isolata per l’ora e per il maltempo e gettano il corpo giù per il dirupo.

Le indagini, molto difficili, furono anche al Piemonte. Invano: ancora oggi questo rimane un omicidio che non ha colpevoli.

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