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Lettere al direttore

Morte di Ornella Tassi, il ricordo di Robert Nicolick

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Ornella è mancata, di cognome faceva Tassi, era una figura caratteristica di Savona, soprattutto di una certa Savona , la Savona che non la villa con piscina, la Savona che non veste griffato, la Savona che non guida il SUV, la Savona un pò simpatica e un pò cialtrona, quella che deve fare i conti per poter mangiare quel giorno ma soprattutto la Savona generosa. La sua vita non è stata certamente facile, per vivere faceva il lavoro più antico del mondo nel modo più pericoloso, sulla strada e di notte con il rischio di incontrare gente senza scrupoli, lo ha fatto senza arricchirsi, perché per scelta spendeva quasi tutti i soldi per mantenere i suoi cani, infatti c’era una costante nella sua esistenza, amava in un modo incredibile gli animali, in particolar modo i cani. La conobbi, una quindicina di anni fa, quando gestiva assieme al fratello un canile in cui erano presenti una quarantina di cani, questo canile era un po fuori mano, a Cadibona, bisognava passare per uno stradino e guadare un fiumiciattolo per arrivarci. Le autorità volevano chiuderlo perché affermavano che il canile non era a norma, lei mi chiamò per avere sostegno quando facevo ancora politica, ci andai e trovai un canile sui generis, con delle strutture sicuramente non a norma, ma dove i cani vivevano , a mio parere, felici e dove mangiavano tutti i giorni senza essere disturbati da nessuno. Purtroppo il canile venne chiuso e i cani in parte trasferiti, per lei fu un dolore terribile, non aveva niente d’altro nella vita, aveva trovato nella sua esistenza dura e spesso stentata un valore, delle creature che ricambiavano tutto quello che faceva per loro. Si era inventata, allora, una protesta e con un cartello appeso al collo manifestava di fronte all’ingresso del tribunale di Savona, una protesta non violenta ma per lei significativa. Ricordo di lei, il numero incredibile di sigarette che fumava , praticamente una dopo l’altra e soprattutto rammento il suo sorriso, buono e gentile, praticamente senza denti, un sorriso che trasmetteva bontà e gentilezza e suoi capelli il cui colore oscillava tra il grigio e il biondo. L’ultima volta che la vidi fu qualche mese fa, era quasi l’alba, seduta su una panchina dei giardini di Piazza del Popolo, con accanto un cane, di cui ora conosco il nome Tato, sempre con la sua sigaretta. Io attendevo il bus per Carcare e lei era lì, dopo aver passato la notte, per stare accanto al cane, mi salutò e mi raccontò l’ultimo pezzo della sua vita. Ora è mancata e penso che dovendo scegliere tra il paradiso ma senza un cane da amare, e l’inferno ma con un cane, sceglierebbe a colpo sicuro la seconda opzione, e senza esitare.

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