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La Provincia richiama i gestori ad una corretta attività della discarica di Bossarino

Vado Ligure. Prima la relazione dell’Arpal, poi la diffida della Provincia. Palazzo Nervi stringe le maglie sull’attività svolta dalla ditta Bossarino S.r.l., con sede legale in Via C.G. Merlo 3 nel Comune di Milano che gestisce la discarica in località Bossarino nel territorio comune di Vado Ligure.

In sostanza, oltre alla richiesta ufficiale di rispettare le prescrizioni stabilite nel provvedimento di autorizzazione n. 2173 del 09/05/2014 e in particolare quelle relative alla copertura giornaliera dei rifiuti abbancati, viene anche richiesto di sospendere temporaneamente, fino alla fine del mese di ottobre l’autorizzazione ad utilizzare per la copertura giornaliera dei rifiuti, materiali diversi da “Terra non classificata rifiuto” e “Terra codice CER 170504”.

Una copia del provvedimento è stata inoltrata al Comune di Vado Ligure, al Comune di Quiliano e all’Arpal – Dipartimento Provinciale di Savona.

L’Arpal aveva effettuato un controllo il 24 maggio scorso ed era emerso che “al p.to 2.8.1 “Conferimento dei rifiuti” dell’Autorizzazione Integrata Ambientale n° 2173 del 09/05/2014 rilasciata alla Bossarino srl, viene indicata la seguente metodologia operativa “La coltivazione della discarica avviene per “celle” giornaliere di ridotta estensione. A fine giornata la “cella” viene ricoperta con uno strato di materiale inerte”; tale materiale inerte può essere costituito sia da terra che da una serie di rifiuti gestiti in procedura di recupero, elencati in Appendice 1 all’AIA.
I rifiuti di natura plastica (sacchetti, cellofan, film plastici, ecc) ivi abbancati, risultavano parzialmente coperti con degli altri rifiuti costituiti da scarti di plastica provenienti dalla produzione di o-ring (codice CER 191204), tale procedura è ammessa dalla sopracitata Appendice 1 dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, con la prescrizione che tale rifiuto sia miscelato con terra:
Da quanto si è potuto appurare tale miscelazione in una porzione di detta cella non era stata realizzata, mentre sulla restante parte (quella posta più a monte), era presente un cumulo di terra che presumibilmente doveva essere utilizzato per detta miscelazione”.

Da qui la necessità della Provincia di far rispettare le osservazioni in merito alla gestione dell’impianto.

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