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Concorso nella bancarotta fraudolenta per una società di Nucera: manager rinviato a giudizio

Il torinese Bruno Salidu dovrà rispondere di una nuova contestazione nel processo già in corso per usura ed evasione fiscale

Savona. Si arricchisce di un nuovo capitolo la vicenda dell’operazione “sospetta” legata ad un finanziamento bancario, che vedrebbe l’imprenditore cerialese Andrea Nucera anche nella veste di parte lesa. Si è infatti allungata la lista delle contestazioni mosse contro il manager Bruno Salidu, sardo d’origine ma residente a Torino, che per questo procedimento era già a processo per usura, riciclaggio ed evasione fiscale.

Questa mattina il gup Francesco Meloni lo ha rinviato a giudizio anche per il reato di bancarotta fraudolenta dal quale, inizialmente, era stato prosciolto proprio in udienza preliminare (il verdetto però era stato impugnato dalla Procura e la Corte di Cassazione gli ha dato ragione rimandandolo indietro). Dopo la nuova discussione il giudice ha quindi accolto la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Pelosi. La nuova contestazione verrà quindi integrata nel processo già in corso nell’udienza del prossimo 4 novembre.

Secondo l’accusa, Salidu, titolare di fatto della società “Eurofinance”, tra il dicembre del 2007 e i primi mesi del 2008, avrebbe svolto il ruolo di mediatore tra Nucera e la banca Unicredit per fargli ottenere un grosso finanziamento. In cambio però l’imprenditore cerialese gli avrebbe versato, a fronte di un prestito ottenuto dall’istituto bancario di 16 milioni di euro, un compenso di un milione e trecentomila, una cifra troppo ingente per non essere ritenuta usuraria.

Dagli accertamenti sarebbe anche emerso che quei soldi sono finiti nelle tasche del manager sardo attraverso “triangolazioni” illecite confluite in un conto svizzero e quindi in nero. Motivo per il quale la Procura gli contesta anche le accuse di evasione fiscale e riciclaggio, oltre a quella di mediazione usuraria. Gli arresti domiciliari per Salidu, eseguiti in esecuzione di un’ordinanza del gip del tribunale di Savona Emilio Fois, erano scattati nel luglio del 2013 solo per il reato di usura (il giudice non aveva infatti ritenuto sussistenti le altre accuse per le quali l’arrestato era rimasto indagato a piede libero).

Nei confronti di Salidu era inoltre scattato anche un sequestro di beni per un valore di un milione e trecentomila euro (la cifra che effettivamente Nucera avrebbe versato per la mediazione). Nei confronti dell’imprenditore di Ceriale (tuttora latitante ad Abu Dhabi), indagato per bancarotta fraudolenta, di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, oltre a reati tributari per una serie di fallimenti societari, nel contesto dell’inchiesta su Salidu era poi scattata una nuova contestazione di bancarotta fraudolenta proprio per il fallimento della “Marea Neagra” (il curatore fallimentare è parte civile con gli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella).

La “Marea Neagra” era la società del gruppo che seguiva una serie di attività immobiliari in Romania e per la quale Nucera aveva chiesto il maxi finanziamento. L’importo utilizzato per pagare Salidu, secondo la Procura, proveniva infatti proprio dalle casse di quest’ultima.

Secondo quanto ricostruito dal pm Pelosi, Nucera aveva chiesto un prestito da 44 milioni di euro, ottenendone però “solo” 16. Una cifra che poi non era stata restituita ad Unicredit e che fa parte del maxi debito (si parla di circa 250 milioni di euro) che le società dell’imprenditore cerialese hanno accumulato con diverse banche dopo i vari crac che si sono registrati negli ultimi anni.

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