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Cantieri Rodriquez, l’azienda annuncia licenziamenti: sindacati sul piede di guerra

Domani pomeriggio i lavoratori manifesteranno in presidio davanti al municipio

Pietra Ligure. Sono destinati ad essere messi in mobilità (cioè licenziati) i lavoratori ancora in forza ai cantieri Rodriquez di Pietra Ligure. L’annuncio è arrivato oggi pomeriggio dalla stessa azienda in occasione del vertice con Comune e sindacati che si è tenuto presso la sede di Confindustria di Savona e che aveva l’obiettivo di trovare una soluzione che tenesse insieme reddito e occupazione da gennaio in avanti.

Una vera e propria doccia fredda per i circa 9 dipendenti rimasti che da anni, ormai, sono in attesa dell’inizio dell’operazione edilizia che dovrebbe portare alla riqualificazione del sito (dei 35 complessivi del 2007 alcuni sono andati in pensione ed altri hanno trovato nuova collocazione). L’azienda ha fatto sapere che fino a che il cantiere non sarà operativo i lavoratori si ritroveranno fuori dall’organico e quindi saranno a tutti gli effetti senza occupazione.

I delegati sindacali presenti al tavolo savonese sono ovviamente sul piede di guerra. Questo anche e sopratutto perché sono ormai scaduti i termini per gli ammortizzatori sociali dei quali i lavoratori hanno beneficiato finora (la cassa integrazione in deroga è in scadenza a dicembre 2015).

I lavoratori non avranno più un sostegno al reddito a partire dal primo 1 gennaio del 2016 – ricordano i sindacati – E’ quindi necessario, come concordato nei vari verbali istituzionali, che tutti i soggetti firmatari degli accordi, Comune di Pietra Ligure, Regione, Provincia e azienda, facciano quello che hanno condiviso con il territorio e soprattutto con i lavoratori, accordi che prevedevano come punto fondamentale la continuità occupazionale e di reddito dei lavoratori del cantiere come presupposto determinante alla approvazione dell’intero progetto di riqualificazione dell’area”.

“Nell’incontro odierno non abbiamo avuto risposte positive dall’impresa, su cosa intende fare dal prossimo primo gennaio e soprattutto pare non essere intenzionata a mettere in campo ciò che il sindacato e i lavoratori più volte avevano proposto in merito alla possibilità di essere ricollocati temporaneamente nelle imprese che svolgono attività di riqualificazione all’interno delle aree almeno fino alla costruzione del cantiere navale e al suo avvio, disdettando in pratica l’impegno su cui si erge tutta l’operazione”.

Ma nel mirino dei sindacati c’è anche il Comune di Pietra, che pare essere intenzionato a portare avanti l’operazione urbanistica nonostante l’accordo sottoscritto con l’azienda che aveva tra le sue condizioni fondamentali proprio il mantenimento dei livelli occupazionali.

Domani alle 17:00 i lavoratori si riuniranno in presidio davanti al municipio di Pietra Ligure, dove è un programma una seduta del Consiglio comunale. Dal canto loro, i sindacati hanno intenzione di chiedere un incontro alla Regione per cercare di arrivare ad un nuovo accordo.

“Tenendo conto che l’iter dell’intera operazione di riqualificazione delle aree dove attualmente insiste il cantiere navale, è stato avviato nel mese di aprile del 2006 e la prima conferenza dei servizi è stata indetta nel mese di gennaio del 2007 e che i lavori veri e propri sono iniziati soltanto a fine 2014 per poi essere sospesi nel periodo estivo del 2015 (giugno-settembre), ora è arrivato il momento di dare risposte concrete ai lavoratori che da oltre nove anni si sono visti ridurre considerevolmente il proprio reddito per cause a loro non imputabili. Gli accordi sottoscritti da istituzioni, sindacato e impresa prevedono una cosa molto semplice: che nelle opere di ristrutturazione delle aree venga data priorità alla realizzazione di quelle opere che consentano di limitare al massimo il tempo di inattività del cantiere navale, che indicativamente era previsto per inizio 2010”.

“A questo punto richiederemo immediatamente l’intervento della Regione Liguria (come soggetto firmatario di tutti gli accordi) con l’obiettivo di fare rispettare gli accordi all’impresa e trovare una soluzione per i lavoratori interessati. Ora i lavoratori hanno bisogno di atti concreti senza essere strumentalizzati dalla politica più in generale, ma utilizzare la politica, soprattutto quella locale, per favorire in tempi brevissimi l’incontro con la Regione stessa”.

Dal canto loro, i dipendenti ribadiscono la loro parola d’ordine: “Lavoro, lavoro, lavoro. Non chiediamo altro. Siamo a carico dei contribuenti da 8 anni. Dopo tante parole e tanta attesa, ecco che ora l’azienda ci mette in mobilità, cosa che nel settore metalmeccanico significa licenziamento. Dal nostro punto di vista, non si tratta soltanto di tradire quanto previsto dagli accordi. Tutto il progetto ruota intorno a quanto previsto dal decreto Burlando, che stabilisce che le aree industriali possono essere riconvertite in aree residenziali a patto che venga mantenuta una parte produttiva e i dipendenti vengano riassorbiti in essa. L’azienda ha fatto sapere di voler eliminare questa parte produttiva e di voler realizzare solo un porto turistico. Questo cambio di rotta, unito al licenziamento di noi dipendenti, rende irregolare l’intera operazione“.

“Chiediamo che le parti rispettino quanto previsto dagli accordi sottoscritti – proseguono – Il Comune di Pietra ha detto che il progetto è pronto al 75 per cento e che non è stata nemmeno individuata la ditta che porterà avanti i lavori. Intanto che questo succede, chiediamo che l’amministrazione del sindaco Valeriani si faccia garante dei livelli occupazionali. La norma stabilisce che i disoccupati da più di 24 mesi possano essere riassorbiti negli organici degli enti pubblici”.

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