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Arresto vicepresidente Lombardia, indagato anche l’architetto savonese Gianluca Peluffo

Il 49enne architetto è accusato di aver promesso un colloquio di lavoro a un'amica del Provveditore in cambio di due commesse ad Arconate (MI)

Milano. C’è anche il nome di un savonese nelle carte dell’inchiesta “Entourage”, che ha portato all’arresto del vice presidente della Regione Lombardia Mario Mantovani: si tratta di Gianluca Peluffo (nella foto, a sinistra), 49 anni, originario di Savona e titolare dello studio d’architettura “5+1AA” a Genova.

Mantovani è stato arrestato dalla Guardia di Finanza su richiesta del pm Stefania Pepe, della Procura milanese, con l’accusa di corruzione e concussione. L’indagine riguarderebbe una serie di appalti pubblici realizzati in buona parte delle province lombarde. Sono diverse e pesanti le ipotesi di reato contenute nelle 210 pagine di ordinanza di custodia cautelare: l’indagine del sostituto procuratore Giovanni Polizzi avrebbe accertato i reati di abuso d’ufficio, concussione, corruzione e turbativa d’asta a carico del vice-governatore lombardo.

Diversi gli episodi contestati al “faraone di Arconate”, come era stato soprannominato per la sua lunga esperienza da sindaco e per il potere economico-politico che esercitava in tutto l’Altomilanese e non solo. Su di lui aveva accentrato, infatti, numerose cariche da quella di sindaco di Arconate (ricoperta per due mandati) a quella di senatore, sottosegretario alle infrastrutture e assessore alla sanità. Oltre a lui sono state arrestate altre due persone, mentre 12 risultano indagate: tra queste anche il savonese Peluffo, accusato di turbativa d’asta e corruzione e attualmente a piede libero.

Peluffo è ben noto nel savonese: a lui sono state affidate, tra le altre, la progettazione del Campus Universitario, delle Officine e della nuova Autorità Portuale, così come la tenenza della Guardia di Finanza di Albenga, e sempre a lui ci si era rivolti per un progetto di mitigazione dell’impatto ambientale dell’Aurelia Bis. Il suo nome figurava anche nell’elenco degli imprenditori che, nel 2012, erano intenzionati a “salvare” la FAC di Albisola. Il suo è uno studio di livello internazionale: dalla sua matita sono passati il Palazzo del Cinema di Venezia, i Docks di Marsiglia, la Torre Orizzontale di Roma, la nuova sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. E di recente aveva attratto l’attenzione dei media l’assegnazione a “5+1AA” della progettazione in Egitto de “Il Monte Galala”, una nuova città a El Sokhna sul Mar Rosso che dovrebbe ospitare 30.000 persone.

Ad inguaiarlo però in questo caso sono due commesse per la messa in sicurezza di alcune scuole di Arconate, paese in provincia di Milano di cui era sindaco proprio Mantovani. Secondo l’accusa avrebbe vinto le gare grazie ad un “favore”, ovvero un colloquio di lavoro per una conoscente del Provveditore alle Opere Pubbliche lombarde. In sostanza il suo studio, “5+1AA”, e un altro studio genovese, “I Quadro” (dietro il quale però secondo gli inquirenti ci sarebbe sempre Peluffo, e a provarlo sarebbe l’indirizzo identico), avrebbero ottenuto nell’ottobre 2013 le commesse a discapito del legittimo vincitore, estromesso per errori formali che ora insospettiscono gli investigatori. Il tutto in cambio di un colloquio di lavoro concesso a un’amica del Provveditore: uno scenario che sarebbe comprovato da alcune intercettazioni, nelle quali Peluffo avrebbe in sostanza garantito quel colloquio. Una circostanza che secondo quanto trapelato a mezzo stampa l’architetto non nega, ma ridimensiona: il colloquio sarebbe effettivamente avvenuto, ma non sarebbe stato collegato agli appalti e, in ogni caso, non avrebbe portato all’assunzione della donna.

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