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Andrew Subies: “Vogliamo che il calcio catalano diventi autonomo”

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Il presidente della Federcalcio Catalana intervistato recentemente in Zona UFEC (la Radio in Play) ha presentato ufficialmente un progetto ambizioso per lanciare le prossime campagne propagandistiche: autogestione, libertà fiscale ed accesso gratuito alle immagini più importanti del calcio internazionale e, se possibile,a tutte le partite delle squadra giovanili. Questa è la speranza che il consiglio della FCF con il leader Andrew Subies (Benavent, 1970) al timone, ha in mente di sviluppare nel futuro prossimo. “Il calcio visto in tutto il mondo via ‘on-line’, deve sbarcare anche in Catalogna, lo slogan. Siamo in un momento in cui pensiamo solo alle azioni da realizzare al più presto. Abbiamo fatto un grande cambiamento, abbiamo stabilito l’ordine dei lavori e gettato forti basi incoraggianti”.

Il ras del calcio catalano ha anche spiegato che la data del Trofeo Super Catalogna, che hanno disputato in passato anche Barcelona ed Espanyol, potrebbe essere decisa a breve. Subies ha poi comunicato che l’intenzione è quella di chiedere lo “Stato di Residenza” contestato in precedenza per la prima fase della Coppa delle Regioni UEFA, che si sfideranno nelle categorie dilettanti catalane. L’intervista ha anche affrontato la campagna intrappresa per sradicare la violenza di campi di calcio catalano dentro e fuori degli stadi.

Parlando del bilancio del suo consiglio di amministrazione, Subies ha poi evidenziato lo slancio che esiste socialmente ed economicamente (“non dobbiamo un solo euro”). Con il completamento del mandato, al più tardi entro marzo 2017, la domanda d’obbligo pare essere: Andrew Subies pensa che si ripresenterà per la rielezione come presidente della FCF?

Se ho progetti ed entusiasmo, sì – dice -. Tutti hanno bisogno di questo stimolo essenziale. La Federcalcio della Catalogna vuole crescere ancora e rendersi indipendente. Non a caso abbiamo presentato a suo tempo la divisa ufficiale della nostra selezione che nel marchio dell’uniforme opera del designer spagnolo Custo Dalmao ha voluto rappresentare sulla camiseta ‘El Drac de Sant Jordi’, ossia il drago di San Jordi, il tradizionale simbolo catalano. nelle elezioni regionali di domenica 27 settembre i partiti indipendentisti hanno messo a segno una vittoria a metà, un quasi trionfo che ha permesso fdi dire a Artur Mas che ‘ha vinto il sì all’indipendenza’, anche se la maggioranza (scarna) dei catalani ha preferito votare partiti anti-secessione”.

“Il fronte pro-indipendenza (Junts pel Sì + Cup) – spiega – ha ottenuto una netta maggioranza di seggi, 72 su 135 (maggioranza 68) ma purtroppo è arrivato solo al 47,8% dei voti, non ottenendo quindi quella maggioranza assoluta che sarebbe valsa la legittimità politica completa, quasi un’investitura plebiscitaria, per chiedere la secessione da Madrid. La Catalogna è stata chiamata, a eleggere i propri rappresentanti nel Parlamento della ‘Comunitat’ e, dopo il referendum solo simbolico dello scorso anno, ora i partiti più votati sono sempre più pronti a riunirsi in una coalizione indipendentista. Il progetto dell’indipendenza dalla Spagna, apertamente dichiarato dal nostro governatore Artur Mas ha riscosso negli ultimi anni un favore sempre maggiore all’interno della popolazione, grazie anche a testimonial vip come Pep Guardiola“.

Secondo i contrari al separatismo un processo del genere, comunque, non potrà avvenire in maniera drastica e potrebbe avere delle conseguenze disastrose: la Catalogna è infatti la regione più industrializzata della Spagna e questo danneggerebbe seriamente l’economia di Madrid, già messa a dura prova dalla crisi. Lo stato centrale, al di là della contrapposizione politica e ideologica tra la monarchia costituzionale e gli enti locali autonomi, osteggia l’indipendenza catalana anche e soprattutto per quello che potrebbe comportare all’economia spagnola. E dal momento che ormai il calcio è un business, si profilano all’orizzonte nuovi orizzonti per la geografia del ‘futbol’.

Artur Mas ha negato una possibile uscita della Catalogna dalla Federcalcio spagnola, e quindi ha previsto che il Barcellona, così come i cugini dell’Espanyol (ben più legati allo stato centrale per motivi politici), potrà continuare a disputare le gare nella Liga. Non sono però dello stesso avviso Miguel Cardenal, presidente del Consiglio Superiore dello Sport, e Javier Tebas, numero uno della Liga de Futbol Profesional.

Se la Catalogna dovesse diventare uno stato indipendente, dovrà anche crearsi una propria federazione calcistica affiliata all’Uefa ma totalmente distinta da quella spagnola – ha spiegato Tebas -. Le leggi dello sport valgono a livello nazionale per tutta la Spagna, in caso di secessione mancheranno i presupposti legali per l’iscrizione al campionato”.

L’intransigenza di Tebas riflette chiaramente quella dello stato centrale e sembra difficile che in una battaglia politica e ideologica così furiosa si possa concedere ai club catalani una deroga per poter giocare in Spagna anche in caso di indipendenza: l’unico Stato sovrano a goderne, attualmente, è Andorra. Più conciliante è stato invece Cardenal: “Il Barcellona è un club che, come molti altri in Spagna, ha portato in alto il nome del nostro Paese. Lo considero un vero e proprio patrimonio spagnolo, e i tifosi del Barcellona vorrebbero continuare a vedere il club nella Liga. Questo non accade per caso, bensì fa capire che ci sono dei vincoli tra una città e uno stato che una secessione assurda difficilmente potrà spezzare”.

In dichiarazioni raccolte da El Pais, Cardenal ha anche analizzato le possibili conseguenze, per il Barcellona, in caso di indipendenza della Catalogna: “Potrebbe vincere ogni anno il campionato catalano a mani basse, ma anche se ha un fascino internazionale irresistibile, alla lunga perderà introiti. Senza il pubblico spagnolo, i proventi dei diritti televisivi saranno molto più bassi, perché una cosa è avere 47 milioni di potenziali spettatori, un’altra è averne otto. Difficilmente vedremmo arrivare ogni anno grandi campioni, il Barça rischierebbe di diventare una corazzata in campo nazionale ma fondamentalmente una squadra che si basa esclusivamente sul proprio settore giovanile, come l’Ajax o il Celtic”.

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