IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Alla scoperta della Seleccio Catalana

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

Savona. La Catalogna è la regione della Spagna che corrisponde geograficamente a quella che nel medioevo si chiamava Marca di Spagna ed era l’unica parte della penisola iberica che non era sottoposta al controllo degli Arabi, ma a quello, anche se per la maggior parte indiretto, del Sacro Romano Impero, ed adesso corrisponde su per giù alla regione che circonda Barcellona. In questo momento storico questo territorio, come i Paesi Baschi, ha delle istanze separatistiche (un po’ come un tempo la Padania); lì la gente non si sente spagnola, ma catalana.

I catalani vorrebbero avere come capitale Barcellona e non Madrid ed hanno una loro bandiera (in realtà molto simile a quella spagnola, con i colori giallo e rosso a strisce orizzontali). Vista la particolare struttura della Spagna (nata dall’unione, a volte forzata, di più regioni sotto un’unica sovranità) tensioni di questo genere non sono affatto una rarità: esse si esprimono in modo diverso da regione a regione (ed il caso più eclatante è quello dell’ETA, gruppo separatista basco che dimostra il suo dissenso attraverso atti terroristici) ma hanno una valvola di sfogo comune nello sport. Difatti, in Spagna, paese che sta trovando negli ultimi anni, solo nello sport una forma di affermazione nazionalistica a livello internazionale, ogni regionalità tende ad avere una forma di espressione privilegiata particolarmente nel calcio.

Il Barcellona sta funzionando infatti allo stesso modo dell’Atletico Bilbao, e cioè incanalando nello sport le mire autonomistiche della Catalogna, della quale è l’ideale capitale. Da quest’anno la seconda maglia del Barcellona ha una “livrea” gialla e rossa sfumata, e non è un caso, perché questi colori richiamano la bandiera catalana. Senza arrivare agli estremi del Bilbao, il Barcellona sta muovendo un popolo, contro un’altro. Tutti staranno lì a dirti che “El Clasico” è tale perché storicamente il Barca e il Real sono le due squadre più vincenti di Spagna, ma c’è un forte motivo idealistico dietro: il Barca è l’unico baluardo degli autonomisti contro il Real, i Galacticos, la squadra della città accentratrice, Madrid, che vorrebbe soffocare i particolarismi spagnoli.

Non esiste ancora una nazionale catalana vera e propria, ma la Catalogna vorrebbe tranquillamente averla, ed allora tutti i giocatori catalani di Spagna (anche se la maggior parte gioca nel Barca) non farebbero più parte della nazionale spagnola ma di quella catalana. Comunque, è difficile che la cosa a livello sportivo avvenga: la forza della Spagna viene dalle sue molte regioni: limitarsi ai soli giocatori catalani impedirebbe i successi sportivi a cui la Spagna si è abituata.

La Federazione calcistica della Catalogna (o Federació Catalana de Futbol o semplicemente FCF), è stata fondata l’11 novembre 1900. Fra i membri della federazione ci sono grandi club come il Barcellona e l’Espanyol. L’organo non è affiliato ne alla FIFA e ne all’UEFA e organizza la Copa Catalunya e i campionati locali.

La Selecció Catalana (in italiano Selezione Catalana), detta anche La Segadora e/o la Selecció de Barcelona e XI Catalan, è la Nazionale di calcio della Catalogna. È patrocinata dalla FCF (Federació Catalana de Futbol) la quale non è affiliata né alla FIFA né alla UEFA.

A dispetto del carattere non ufficiale, dal 1904 la squadra ha giocato quasi 200 partite contro diverse squadre nazionali, regionali e contro club[. Dal 1997 una selezione catalana gioca, di solito nel periodo natalizio, un match contro una squadra nazionale. Tra le squadre con cui hanno giocato ci sono Nigeria, Brasile, Argentina, Tunisia e Colombia.La selezione catalana fece il suo debutto nel 1904. Inizialmente giocarono contro diverse squadre, come il Club Español, il Madrid, il Barcellona e l’Irún. Il 2 febbraio 1912 fecero il loro esordio internazionale contro la Francia, perdendo 7-0 a Parigi. Il 1º dicembre 1912 le due selezioni si reincontrarono a Barcellona, e stavolta i catalani vinsero 1-0.

Nel 1914 la Catalogna giocò contro l’Euskadi Selekzioa per la prima volta, ma non è noto il risultato della gara. La prima gara dal punteggio noto tra le due squadre fu disputata il 3 gennaio 1915 al San Mamés di Bilbao. L’undici catalano perse 6-1. Johan Cruyff divenne allenatore della nazionale di calcio della Catalogna nel 2009. Dopo 13 anni di assenza dalla panchina, il tecnico olandese tornò così ad allenare, visyo che si era ritirato dalla scena calcistica nel 1996 quando, a 2 giornate dalla fine della Liga 1995-1996 fu esonerato dall’allora presidente del Barcellona, Nunez. Cruyff ha sostituìto Pere Gratacos, che ha diretto la nazionale catalana nelle 6 partite giocate dal 2005 al 2009 e ha poi lasciato il posto a Gerard Lopez che ha diretto la rappresentativa giallorossa prima di diventare nel giugno 2015 allenatore del Barcelona B, squadra appena retrocessa in Segunda Divisòn B.

Il 28 luglio del 1999 il Parlamento della Catalogna approvò una ‘Legge dello Sport’ catalana della quale l’articolo 2 istituiva proprie selezioni nazionali nelle varie discipline sportive. Divenne famosa pertanto la nazionale di calcio, che potè vantare elementi del calibro di Puyol, Victor Valdes, Xavi, Piqué, Fabregas per citare solo alcuni dei giocatori che vestono la maglia del Barcellona, o anche l’ex romanista Bojan, e che ha finora disputato circa 200 partite, affrontando nazionali come Argentina o Nigeria e squadre di club. Durante la presidenza di Josè Maria Aznar, il governo spagnolo aveva presentato un ricorso alla Corte Costituzionale, affermando l’incostituzionalità di tale articolo 2. L’Alta Corte ha poi rigettato detto ricorso, riconoscendo alle Federazioni sportive catalane il diritto a rappresentare lo sport federale catalano anche in ambito internazionale, purchè non entrino in competizione con la nazionale spagnola. Secondo l’Alta Corte non è ravvisata nella Legge catalana “un’invasione della competenza statale in difesa degli interessi generali dello sport federato spagnolo nel suo insieme”. Le federazioni catalane, “potranno in definitiva partecipare direttamente in eventi sportivi internazionali, sempre che non si produca una confluenza fra l’interesse nazionale del quale è portatore lo sport federato spagnolo e l’interesse proprio della comunità autonoma nella proiezione estera della sua attività sportiva”.

Da oltre quindici anni la nazionale di calcio della Catalogna disputa un’amichevole internazionale (una partita per la tradizione e per l’orgoglio e chissà, forse anche per l’indipendenza catalana) durante il periodo delle feste natalizie. In passato ci sono state sfide anche prestigiose, come contro l’Argentina nel 2009. Il match contro il Capo Verde del dicembre 2013 è caduto nel mezzo della rovente discussione sul referendum per l’indipendenza catalana. E il calcio si sa ha sempre alimentato il sentimento secessionista. In campo, agli ordini del ct Gerard (ex bandiera del Valencia di inizio Anni Duemila), ci sono stati fra gli altri Jordi Alba, Martin Montoya, Marc Bartra, Sergio Busquets, Gerard Piqué, Cesc Fabregas. Mezzo Barcellona, campioni che negli ultimi anni hanno vinto tutto con la nazionale della Spagna, ma che alla divisa roja preferiscono quella a strisce giallorosse della Catalogna. La stessa adottata, non a caso, come seconda maglia anche dal Barcellona. Non vi hanno potuto partecipare, ma solo per infortunio, Xavi Hernandez e Charles Puyol, che il Mondiale del 2010 lo avevano festeggiato portando in giro per il campo la Senyera (la bandiera nazionale della Catalogna).

Per giocatori e tifosi la nazionale di calcio catalana è un simbolo. Vederla giocare partite vere, e non solo amichevoli, un sogno che va di pari passo al progetto indipendentista. Anche la scelta dell’impianto non è stata casuale: lo stadio olimpico Montjuïc (dove fino al 2009 giocava l’Espanyol), intitolato a Lluís Companys, presidente del governo autonomo della Catalogna negli Anni Trenta.Lo scontro sul referendum è destinato a farsi sempre più acceso. E il calcio potrebbe giocarvi un ruolo da protagonista. Non si tratta solo di partite ed esultanze. C’è anche, infatti, chi ci sta mettendo la faccia.

Di recente, Josep Guardiola (ex allenatore del Barça, oggi sulla panchina del Bayern Monaco; un vero e proprio mito per la comunità catalana) non ha usato mezze parole per appoggiare il referendum: “Non c’è atto più democratico del voto, è un’opportunità unica e irripetibile, anche per chi non è d’accordo con l’indipendenza. Le leggi cambiano, sono i popoli che lo chiedono”, ha spiegato, aggiungendo di provare “immensa ammirazione” per i partiti che hanno promosso il referendum del 9 novembre 2014.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.