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Albenga, risolto il “mistero” della lavanderia Bolle e Bottoni: “Ma che scappati, abbiamo traslocato” foto

Parla la titolare: "Quel cartello è ovviamente lo scherzo di qualcuno. Sono una lavoratrice onesta, e questa storia sta rovinando trent'anni di lavoro"

Albenga. “Non sono scappata, mi sono solo trasferita a Bordighera. Quel cartello è ovviamente falso. Questa storia sta rovinando il mio lavoro di trent’anni, ed esigo delle scuse”. E’ letteralmente furibonda Ivana Capobianco, titolare insieme a Ivan Minicuci della lavanderia “Bolle e Bottoni” di via Dalmazia ad Albenga, finita suo malgrado al centro di una storia dai contorni inverosimili.

L’antefatto: su alcuni gruppi Facebook iniziano a comparire foto della lavanderia con la saracinesca abbassata e due cartelli. Il primo recita “chiuso per manutenzione” e riporta un numero di telefono, mentre il secondo urla a chiare lettere: “Siamo scappati non chiamate più! Grazie di tutto ciao!“. Chi posta le immagini è furibondo, si dichiara pronto a fare denuncia ai carabinieri: “Rivoglio la mia roba”.

lavanderia

Apriti cielo: i gruppi Facebook di Albenga si riempiono di persone indignate per quella che sembra una “fuga col malloppo”, oppure preoccupate per i propri capi ancora all’interno della lavanderia. In diversi parlano di unirsi alla denuncia. Qualcuno però inizia ad avanzare dubbi: che sia solo una goliardata? “I due cartelli hanno scritture diverse”, fa notare più di un utente. E poi il cartello della manutenzione è appeso dietro il vetro, mentre quello che parla della fuga è attaccato all’esterno: quanto basta per intuire lo scherzo di qualche buontempone.

E invece no: mentre chi si ferma a riflettere intuisce la verità, i clienti inviperiti si infuriano sempre più. Il caso in città monta, è sulla bocca di tutti, e i media iniziano ad interessarsi alla vicenda. “Ho provato a chiamare il numero di telefono ma non mi risponde mai nessuno”, scrive più di una persona: il giallo è evidente. Anche la redazione di IVG prova a contattare quel cellulare, più volte, senza successo. E così, alla fine, quando la storia diventa di pubblico dominio il mistero è ancora tale: che fine hanno fatto i titolari di “Bolle e Bottoni”? Perché nessuno risponde, perché nessuno toglie quel cartello infamante?

Il mistero alla fine si risolve: Ivana Capobianco chiama la redazione per raccontare la sua verità. “Ovviamente non c’è nessuna fuga – chiarisce – chi fugge lo fa di notte, e di certo non annunciandolo con un cartello. In realtà abbiamo solo traslocato a Bordighera: invito anzi tutti i presunti ‘clienti inviperiti’ all’inaugurazione, oggi alle 16, in via Vittorio Emanuele 445″.

“Anche la cliente che per prima ha lanciato il caso su Facebook ci ha chiesto scusa – tuona la donna – Ma di quelle scuse non so che farmene: la leggerezza con cui Facebook e i giornali montano storie così assurde sta rovinando il mio lavoro di trent’anni”. La rabbia è tanta, tantissima: “Nessuno, né un cliente né un giornale né tantomeno un ‘anonimo’ utente di un social network può permettersi di entrare nella mia vita privata. Non ne avete il diritto. Sono una lavoratrice onesta, ho chiuso per ragioni lecite, ed è bastato un cartello per rovinarmi. Ora esigo le smentite, su Facebook e su tutti i giornali. Ed in ogni caso da domattina partiranno le querele”.

E quelle voci, allora, quei clienti che sostengono di averla cercata per riavere i propri indumenti senza mai trovarla? “Io rispondevo ai messaggi lasciati in segreteria – spiega la signora – Per ragioni legate al trasloco non avevo il tempo materiale di richiamare tutti i numeri che mi comparivano sul telefonino, ma chiunque lasciava il proprio nominativo è stato richiamato e la roba gli è stata consegnata. E domani mattina sarò ancora ad Albenga per consegnarla ai clienti che mancano: li aspetto, come li aspetto oggi all’inaugurazione. Bolle e Bottoni è rinata”.

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