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Accusato di circonvenzione d’incapace di una fedele, nessuna punizione per don Carmelo Licciardello

In attesa di chiarire la sua posizione davanti ai magistrati continua a celebrare messa sostenuto dai parrocchiani

Ceriale. Nessuno lo ha condannato, anzi sono in molti a sostenerlo tanto che per strada non mancano di stringergli la mano. Buona parte degli abitanti del piccolo paese lo difendono. Sanno che ha agito in buona fede e partecipano con devozione alla messa domenicale.

Don Carmelo Licciardello, parroco di Dolcedo, finito nella bufera per un’inchiesta per circonvenzione di incapace nei confronti di una novantenne, non é stato esonerato, ma anzi “graziato” dal vescovo.
“Mi sento tranquillo, ho la coscienza apposto. Spiace che queste cose accadano in paesi piccoli come Ceriale e Dolcedo dove la gente mormora”, dice il parroco.

Il coadiutore della Diocesi di Albenga e Imperia monsignor Guglielmo Borghetti ha incontrato don Carmelo di ritorno da Pitigliano, dopo alcuni giorni di trasferta in Toscana. “Abbiamo parlato – conferma – ho spiegato quello che é successo e non sono stato sospeso dall’incarico”.
Nessun provvedimento da parte del numero uno della Diocesi in attesa anche degli sviluppi del’indagine condotta dalla guardia di finanza di Albenga coordinata dalla procura della Repubblica di Savona. Tra poche settimane il parroco andrá al sesto piano della grande vela di via XX Settembre. Qui sará interrogato. “Chiarirò la mia posizione – dice il prete – avrei potuto farlo qualche giorno dopo questa bufera, ma un impedimento del mio avvocato ha allungato i tempi. Ma avremo modo di spiegare ogni circostanza e chiarire ogni aspetto”.

Il sacerdote di Acireale, ex viceparroco a Ceriale, dall’anno scorso é in Val Prino. Vita tra i paramenti e ora anche tra le toghe di magistrati e avvocati. Deve rispondere di circonvenzione di incapace nei confronti di una donna di 95 anni, originaria della Sardegna. La finanza lo accusa di averle sottratto 70 mila euro trasformate in polizze assicurative.

“M.A. sapeva tutto e a lei non ho rubato proprio un bel niente – aveva raccontato a Riviera 24.it don Carmelo – La veritá? Aereditato 35 mila euro dopo la morte di una zia in Sardegna. Quei soldi li aveva depositati in banca e 40 mila euro li custodiva in casa. I rapporti con lei erano diventati di grande amicizia: ogni venerdì andavo a trovarla a casa perché riceveva la Comunione. Usciva di casa solo per andare a fare la spesa: era lucida, capiva e sapeva tutto. Le avevo consigliato di fare attenzione a tenere in casa tutti quei soldi. Ecco che allora nel 2011 siamo andati alla Banca San Paolo di Ceriale per aprire un conto. Era stata M.A. a decidere di cointestarlo. Qualche giorno dopo mi chiamò il direttore preoccupato per quella operazione. Fu lui stesso a consigliare di svincolare quei soldi ed aprire due polizze assicurative. Erano intestate a me, ma la beneficiaria era sempre la signora”.

Novantenne e prete si erano conosciuti cinque anni fa. Era stato ordinato sacerdote l’anno prima e quindi nominato viceparroco di Ceriale. Gli avevano segnalato quella donna, originaria della Sardegna che viveva in una villetta con un cugino che poi è mancato. Ogni venerdì andava a servirle la Comunione, era molto religiosa e se non andava la nonnina telefonava preoccupata. “Era lucidissima, sapeva quel che faceva e anche con i soldi non potevi certo ingannarla. E poi mai e poi mai mi sarei sognato di portarle via il denaro. In banca abbiamo firmato insieme tutta la documentazione. Poi a febbraio di quest’anno è caduta in casa: è stata prima ricoverata al Santa Corona di Pietra Ligure, poi ricoverata in una Rsa di Finale Ligure e infime alla casa di riposo di Calizzano, in Val Bormida. Ancora ieri sono andata a trovarla. Nonostante l’età è una donna che ci sa ancora fare”.

Don Licciardello, vive a Dolcedo e continua a dire messa. Al momento la Chiesa lo protegge. Lui sostiene di nin aver rubato soldi a nessuno di non averli usati per andare in vacanza ai Caraibi.

La verità di quelle polizze cointestate l’aveva giá spiegata a Riviera24: “Non aveva rapporti idilliaci con i cugini che aveva conosciuto quando si era trasferita dalla Sardegna dopo la Seconda Guerra Mondiale per seguire uno zio maresciallo dei carabinieri. Si fidava di me. Non mi ha regalato soldi, lei è la beneficiaria di quelle polizze e in banca, per il conto cointestato ci sono altri denari con i quali si paga la retta della casa di riposo in Val Bormida.

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