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Accorpamento Autorità portuali, il Pd savonese: “Gli argomenti non ci convincono” fotogallery

Barbara Pasquali e Federico Berruti: "Riflettere su modi e tempi di questa riforma; meglio creare un sistema portuale regionale"

Savona. Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha confermato l’imminente l’accorpamento tra le autorità portuali di Savona e Genova a seguito della riforma dei porti.

Il vicesegretario nazionale e responsabile di trasporti e infrastrutture del Pd, Debora Serracchiani, è giunta in Sala Rossa di Palazzo Sisto per parlare di questa riforma.

Presenti molti esponenti del mondo portuale, i deputati savonesi Vazio e Giacobbe, i consiglieri regionali De Vincenzi e Rossetti, la presidente della Provincia e sindaco di Vado Ligure, Monica Giuliano, il presidente della Camera di Commercio Pasquale, il presidente della Confcommercio Bertino, il direttore dell’Unione Industriale Berta, il presidente Legacoop Liguria Granero, oltre che i membri del nuovo gruppo di lavoro del commissario Pd Ermini.

Dopo una breve introduzione di Fulvio Briano, segretario provinciale del Pd, ha parlato Barbara Pasquali, segretario del Pd savonese, che ha spiegato: “Abbiamo fortemente voluto questo incontro per iniziare il percorso che ci porterà alle prossime elezioni amministrative di Savona”.

Pasquali, per confutare le motivazioni che, secondo la riforma, porterebbero all’accorpamento, ha citato tutti i numeri relativi al porto savonese. “Il porto di Savona-Vado dal 2017 raggiungerà traffici ben superiori alla soglia discriminante – ha sottolineato Pasquali -. Il porto di Savona-Vado è il dodicesimo per volumi in Italia e ne sopravanza cinque di quelli che verrebbero mantenuti. E’ il quinto per gettito fiscale e settimo per canoni di concessione. Risulta evidente che questa riforma, improntata ad una logica nuda e cruda di accorpamento di porti, mantiene inalterato il rischio di dispersione di risorse pubbliche. Gli obiettivi non possono essere raggiunti con accorpamenti tout-court. La nostra proposta è quella di un sistema portuale regionale, una soluzione che consentirebbe di mantenere invariato l’impianto logico e facilitare il lavoro del Ministero, oltre ad offrire sufficienti garanzie ai territori di non essere soggetti a prevaricazioni. Vogliamo una riforma che centri gli obiettivi prefissati”.

Debora Serracchiani a Savona

Simili argomenti sono stati citati dal sindaco di Savona, Federico Berruti, che ha passato in rassegna numeri e competitività del porto savonese, nel contesto ligure. “Savona è stata una piccola capitale del triangolo industriale che consentì al pil di crescere e garantire un futuro migliore – ha detto -. Savona recitò un ruolo importante per le grandi fabbriche e per il porto. Il sistema industriale è cambiato; il porto invece c’è ancora. Il nostro futuro, che vuole vivere di progetti e cambiamenti, si lega indissolubilmente al porto e all’indotto che genera“.

Non ci convince l’analisi di rilevanza e di dimensione relativa alla scelta dell’annessione del porto di Savona a quello di Genova – ha ribadito Berruti -. Il porto di Savona non è piccolo: è analogo a quello della Spezia. L’argomento dimensionale non mi convince. Se ragioniamo nei termini di far trainare un porto meno competitivo da uno più competitivo, sbagliamo: il problema riguarda tutti e tre i porti. L’argomento di annettere una macchina meno efficiente ad una più efficiente non mi convince“.

“La parte industriale del porto non è coinvolta nella riforma – ha proseguito Berruti -. La riforma riguarda il soggetto titolare di decisioni pubbliche. Le autorità portuali non sono aziende, sono pubbliche amministrazioni. Esiste una fondamentale visione dell’interesse pubblico che riguarda tutto il Paese ed una su scala locale; talvolta coincidono, altre no. Perché subordinare l’interesse pubblico di Savona-Vado a quello di Genova favorirebbe lo sviluppo dei porti?

“Questa non è una cittadina misurabile dal numero dei suoi residenti. Questa è una città in una provincia con una storia importante; difenderla è anche campanilismo, ma c’è soprattutto l’idea che questo sistema territoriale possa dare un contributo al Paese. Le nostre preoccupazioni non riguardano solo la nostra amministrazione, ma il locale sistema economico. Richiedo una riflessione sui modi e sui tempi di questa riforma. Questa stagione di riforme – ha concluso Berruti – deve essere applicata sui territori con le opportune specificità”.

Debora Serracchiani a Savona

Argomenti che sono stati ribaditi da Gian Luigi Miazza, presidente dell’Autorità Portuale savonese, che, mostrando un opuscolo nel quale sono elencati i dati che fanno di quello savonese un porto di rilevanza economica internazionale, ha ammesso: “Sono ottimista e continuo ad esserlo su quello che sarà il nostro futuro“.

“Con l’entrata in funzione del nuovo terminal di Vado Ligure – ha spiegato -, elemento strategico di sviluppo economico ed occupazionale il nostro porto sarà ancora più competitivo. Quanto si sta costruendo a Savona e Vado risponde alle linee strategiche riconosciute a livello nazionale e in sede governativa per lo sviluppo dei traffici e della competitività dei porti italiani nei confronti degli scali del Nord Europa. Savona, esclusa dall’elenco dei porti Core dall’Unione Europea secondo parametri fissati anni fa, potrà recuperare il gap attuale già dalla fine del 2018 e con circa il 50 per cento dei nuovi traffici generati dalla piattaforma arriverà a consuntivare i numeri necessari ad ottenere la definizione di Porto Core“.

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