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A giudizio per il recupero di un sottotetto ad Alassio: assolti in quattro

A processo erano finiti il legale rappresentante dell'impresa, il progettista, il direttore lavori e il dirigente del settore tecnico del comune

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Alassio. Si è chiuso con quattro assoluzioni perché il fatto non sussiste il processo che vedeva imputate quattro persone per un presunto abuso edilizio connesso all’intervento di recupero di un sottotetto in via Mazzini ad Alassio.

A giudizio erano finiti Maurizio Cova, legale rappresentante dell’impresa che ha realizzato i lavori (la San Magno Immobiliare Srl), Giovanni Gandolfo, progettista dell’intervento, Giorgio Ricci D’Andonno, il direttore lavori, e Silvia Lavagno, il dirigente del settore tecnico del Comune di Alassio.

Per tutti l’accusa era, in concorso, di aver violato il testo unico per l’edilizia realizzando, nell’ambito di una ristrutturazione edilizia, un nuova costruzione con un aumento della volumetria da 340 metri cubi a 880 metri cubi (oltre alla realizzazione di quattro nuove unità immobiliari a uso abitativo, di 13 terrazzi a pozzo, di un terrazzo e 10 abbaini). Un intervento che avrebbe violato il PUC e la legge regionale 24/2001 tanto che nell’ottobre 2013, ad opera quasi ultimata, l’immobile era finito sotto sequestro preventivo su disposizione del gip (in sentenza il giudice infatti ne ha disposto la restitutzione).

L’ipotesi accusatoria è stata contestata dai legali degli imputati (gli avvocati Fabio Cardone, Grazia Piacentino, Fausto Mazzitelli e Claudio Demaria) che hanno sostenuto la regolarità dei lavori, autorizzati con una DIA del 12 maggio del 2009. Inoltre, sempre secondo la tesi difensiva, la società si era attenuta scrupolosamente alle indicazioni della legge ed alle norme di integrazione previste dalle delibere del Consiglio di Alassio.

Con questa sentenza il Tribunale penale fa proprio l’orientamento innovativo del TAR Liguria secondo il quale l’intervento di recupero dei sottotetti, ai sensi della legge regionale n. 24/2001, è derogatorio alle normative di piano e lecito anche quando configuri una “nuova costruzione”. Il verdetto non ha quindi accolto l’ipotesi della Procura secondo cui la semplice modifica della sagoma dell’edificio esorbita dalle previsioni della legge regionale.

“Anche se la vicenda si è concretizzata, a seguito del sequestro preventivo penale, in contenziosi vari con una ‘devastazione patrimoniale’ della società committente, non possiamo che apprezzare particolarmente la decisione del Tribunale penale di Savona che ha ricondotto nel giusto alveo interpretativo le norme relative al recupero dei sottotetti con ampia soddisfazione per l’accoglimento delle tesi difensive” il commento dell’avvocato Fabio Cardone.

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