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Ex fornace Perseghini, versò 56 mila euro per una casa mai consegnata: il costruttore dovrà risarcirlo foto

Il giudice ha dato ragione all'acquirente di un immobile nel complesso di Lusignano di Albenga

Albenga. Nel 2005 aveva stipulato un contratto preliminare di acquisto per un immobile da costruire nel complesso dell’ex Fornace Perseghini a Lusignano di Albenga versando un importo complessivo di 56100 euro. Negli anni successivi però quell’operazione urbanistica si è bloccata a causa di una serie di problematiche connesse ad abusi edilizi e il compratore non si è mai visto consegnare la casa, ma a distanza di dieci anni il tribunale gli ha dato ragione.

Il mese scorso infatti ha vinto la causa civile contro l’impresa costruttrice, la Edilborgo Srl, con la quale aveva stipulato il contratto (l’immobile doveva essere terminato nel secondo semestre del 2007). Il giudice Andrea Canciani del tribunale di Imperia, oltre a dichiarare nullo il preliminare di acquisto, ha quindi condannato l’impresa a restituire i 56100 euro versati dall’acquirente.

Il tribunale imperiese ha invece respinto la richiesta di risarcimento del danno materiale ed esistenziale presentata dal ricorrente che era assistito dall’avvocato Gianluca Gandalini (che aveva già già seguito le cause intentante e vinte da altri compratori immobili mai consegnati nell’ambito della stessa operazione edilizia nel luglio del 2013 e nell’aprile del 2014). Secondo il tribunale infatti non è possibile quantificare con certezza i mancati guadagni del compratore, ma il giudice non ha dubbi sulla sussistenza dell’inadempimento della controparte, la Edilborgo, che non consegnando l’immobile nei tempi previsti e poi vendendo terreni ed immobili in costruzione ad altre due società, non ha tenuto fede al contratto.

I guai per l’operazione urbanistica dell’ex fornace Perseghini erano iniziati nel giugno del 2009 quando i funzionari dell’ufficio tecnico del Comune avevano effettuato un sopralluogo nel cantiere scoprendo diverse irregolarità. Di conseguenza il Comune aveva emesso un’ordinanza di sospensione dei lavori perché erano “in corso di realizzazione opere in difformità di quanto autorizzato, anticipative delle opere di cui all’istanza di variante in corso di istruttoria”. In pratica la società costruttrice aveva chiesto a palazzo civico di approvare alcune modifiche sostanziali rispetto al progetto originario, ma aveva iniziato a mettere in opera prima di ottenere l’assenso, successivamente negato.

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