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Processo d’Appello ad Arjan Quku: pena ridotta a 24 anni

L'albanese era stato condannato all'ergastolo da latitante e dopo l'arresto aveva chiesto un nuovo processo

Genova. Arjan Quku è stato condannato a ventiquattro anni di reclusione per l’omicidio di Roberto Siri, l’artigiano edile di Cengio ucciso a calci all’alba del 2 febbraio 2008 nel parcheggio davanti all’ospedale di Cairo.

La sentenza è stata pronunciata questa mattina dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova che ha ridotto la pena inflitta in primo grado a Quku, l’ergastolo, concedendo all’imputato le attenuanti generiche alla luce delle sue ammissioni in aula (nella scorsa udienza aveva confessato di aver partecipato al pestaggio). I giudici hanno comunque accolto in toto la richiesta di pena avanzata dal sostituto procuratore generale Enrico Zucca.

Al di là della riduzione della pena la sentenza di primo grado è stata confermata sotto tutti gli aspetti, compreso quello del risarcimento alla parte civile (i famigliari della vittima che erano assistiti dagli avvocati Amedeo Caratti e Massimo Badella).

Alla fine Quku stamattina non è stato processato con il rito abbreviato come era stato richiesto dal suo legale Antonio Genovese, ma con il rito ordinario e quindi sulla base degli atti acquisiti nel corso del processo di primo grado come previsto in questi casi.

L’arresto di Arjan Quku risale al febbraio del 2013: la gendarmeria francese lo aveva fermato a Chambery per un controllo e, dopo una serie di accertamenti, grazie alle impronte era emerso che il suo nome era collegato ad un mandato di cattura internazionale per omicidio.

Per il delitto Siri, oltre a Quku, erano stati condannati (in terzo grado) a 21 anni e 2 mesi Samuel Costa (che avrebbe preso parte al pestaggio) e rispettivamente a 16 e 12 anni di reclusione Orges Goxhaj e Ervin Zela, questi ultimi due accusati di concorso anomalo nel delitto: non presero parte al pestaggio ma avrebbero dato ausilio ai propositi omicidi di Quku.

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