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Processo al maresciallo Piazza: dalle deposizioni dei primi testimoni retroscena e particolari sull’indagine

In aula parlano anche i figli della presunta vittima di circonvenzione: "Non ho rapporti con mia madre da 26 anni"

Savona. Il primo testimone non si era ancora seduto in aula per deporre, ma tra accusa e difesa erano già iniziata la bagarre. Il processo al maresciallo Santino Piazza, a giudizio con l’accusa di circonvenzione d’incapace nei confronti di una novantaseienne, questa mattina ha fatto registrare le prime scintille in aula ancora prima di entrare nel vivo dell’istruttoria.

Nel momento in cui il pubblico ministero ha depositato la lista dei documenti da acquisire agli atti, il difensore dell’imputato, l’avvocato Ennio Pischedda, ha infatti sollevato qualche dubbio sulle ammissibilità di alcune carte che il giudice però non ha accolto.

A quel punto è iniziata la sfilata dei testimoni e, proprio attraverso le deposizioni, sono emersi diversi dettagli sulla vicenda che finora non erano mai trapelati. A cominciare dalle circostanze in cui è nata l’indagine contro il maresciallo Piazza, all’epoca vice comandante della stazione carabinieri di Pietra Ligure, che sono state “casuali” come ha spiegato il maresciallo Roberto Murru della polizia giudiziaria.

“La notizia di reato è stata acquisita in modo del tutto casuale perché il 28 maggio del 2013 la signora andò in Posta lamentando di non trovare più un libretto postale (ritrovato poi qualche giorno dopo, ndr) e in quel momento nell’ufficio era presente il maresciallo Sangiorgi, comandante della stazione carabinieri di Pietra che si interessò della questione. Quando su indicazione del direttore della posta la donna si presentò in caserma per presentare una denuncia di smarrimento parlò a lungo con il comandante che, quando venne a sapere che l’anziana era cointestataria di un conto postale con il maresciallo Piazza, inviò subito un’informativa a suoi superiori”.

Durante la testimonianza del maresciallo Murru sono emerse poi le contestazioni contro Piazza che ruotano intorno all’intestazione di due libretti postali e alla nomina, avvenuta nel marzo 2012 attraverso un testamento olografo, tuttora valido, come erede universale della presunta parte offesa, C.C., che gli aveva anche conferito una procura speciale e generale (poi revocata nell’aprile del 2013). In particolare, per quanto riguarda i libretti, la signora C.C., titolare di un conto postale con circa 108 mila euro, aveva deciso di aprire altri due libretti, uno intestato solo al maresciallo Piazza e l’altro cointestato, nei quali aveva fatto confluire nel luglio del 2012 rispettivamente 50 mila e 53 mila euro.

Proprio in queste operazioni, secondo la Procura, si concretizzerebbe la circonvenzione d’incapace. Un’accusa che l’imputato invece respinge con decisione negando di aver mai toccato un solo centesimo dell’anziana. Effettivamente, come ha confermato il testimone del pm, al momento degli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, i libretti postali erano nella disponibilità dell’anziana e dalle verifiche bancarie non è emersa nessuna operazione su quei conti: “Non c’è mai stato nessun prelievo di denaro” ha specificato Murru.

Gli accertamenti sui conti bancari in uso al maresciallo Piazza, quattro in tutto, avevano rilevato la presenza di numerosi versamenti di denaro contante anche per “importi ragguardevoli”, ma nessuno può essere collegato alla signora C.C.: “Sui conti della donna non c’erano prelievi in corrispondenza dei versamenti e non è stato possibile accertare la provenienza del denaro. Sappiamo dal figlio della signora che in casa lei aveva circa 20 mila euro in contanti dei quali non c’è traccia” ha specificato il testimone.

A confermare l’esistenza di questo “tesoretto” è stato proprio il figlio della presunta parte offesa, A.A., che durante la sua deposizione però non ha nascosto la natura particolarmente complessa dei rapporti con la madre: “È ancora in vita? Penso di si. Non so come sta perché abbiamo avuto delle rotture. O si faceva come diceva lei o niente per questo ora non abbiamo rapporti”.

“Posso solo dire che il suo carattere era particolare, bisognava fare tutto quello che diceva lei: era un maresciallo” ha spiegato il figlio della signora C.C. che ha aggiunto: “Mia mamma nel 2010, da Milano dove era tornata a vivere, in autonomia ha preso ed è tornata a Pietra Ligure. Subito la chiamavo e ci sentivamo, ma poi di punto in bianco non ha più risposto” ha spiegato il testimone al giudice.

L’ultima a deporre è stata la figlia della signora C.C. che, senza troppi giri di parole, ha specificato: “Sono 26 anni che non vedo mia mamma e non so nulla di lei”. La testimone ha poi raccontato un episodio accaduto proprio il 28 maggio del 2013, quando la presunta vittima del maresciallo Piazza, aveva lamentato lo smarrimento del libretto postale: “Era ora di cena e sul cellulare di mio marito arrivò una telefonata di un carabiniere di Pietra Ligure. Mi disse che mia mamma lo stava rovinando, che si era presentata dai carabinieri dicendo di essere sola e che lui si era prestato ad aiutarla. Poi aggiunse che lei lo stava inguaiando perché diceva che gli aveva portato via i soldi. Io gli dissi solo che se aveva la coscienza pulita poteva stare tranquillo e di non cercarmi mai più perché non ne volevo sapere niente”.

Il processo al maresciallo Piazza, dopo l’udienza “fiume” di oggi, riprenderà a settembre con l’audizione degli altri testimoni del pubblico ministero.

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