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Operazione “Il ritorno”, la soddisfazione della Casa della Legalità: “Le denunce servono, lo Stato c’è” video

Savona. “L’operazione di oggi è la testimonianza che le denunce servono e che lo stato c’è”. Così l’ufficio di presidenza della Casa della Legalità a proposito dell’arresto (ai domiciliari) di Antonio Fameli nell’ambito dell’operazione “Il ritorno”.

Fameli, e con lui il 46enne Fabio Domenicale (pure lui ai domiciliari), sono accusati di attribuzione fittizia di titolarità o disponibilità di somme di denaro (articolo 12 quinquies della legge 356/92) e, solo il primo, anche di omessa comunicazione, essendo sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale, della disponibilità di denaro (articolo 76 c. 7 D.lvo 159/11) e per impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (articolo 648 ter).

L’indagine prende le mosse dall’operazione che nel marzo scorso ha portato in carcere Carmelo Gullace e Pino Cammisa. Da lì l’attenzione degli inquirenti si è spostata su Antonio Fameli che, con pedinamenti ed intercettazioni è stato monitorato dai carabinieri che hanno scoperto una serie di operazioni sospette legate all’intestazione fittizia di beni e al “lavaggio” di denaro attraverso la Banca d’Italia.

L’operazione eseguita dall’arma dei carabinieri di Savona e coordinata dalla Procura di Savona – dicono gli esponenti della Casa della Legalità – è la dimostrazione palese, se ancora ve ne fosse stato bisogno, che non ci sono più intoccabili in quel territorio, come ha recentemente dimostrato anche l’arresto di Carmelo Gullace“.

“La Casa della Legalità, dopo aver denunciato la rete di prestanome e cointeressenze di Fameli nonché le attività da questi promosse, contribuendo così all’indagine ‘Carioca’ ed alla definizione del procedimento di confisca definitiva di beni per il valore di 10 milioni di euro, non ha mollato la presa. Si è continuato con il monitorare Fameli e la sua rete, dagli interessi che aveva posto sullo stabilimento balneare di Alassio (lo Zero Beach) a quelli sulle strutture del lungomare di Loano. Nel giugno 2013 si procedeva anche con il denunciare formalmente alla Procura di Savona l’attività di Fameli della sua più stretta cerchia, indicando anche l’attività di ripulitura del denaro sporco promossa, attraverso Domenicale, con il cambio delle banconote da 500 euro deteriorate e bruciacchiate presso la Banca d’Italia di Genova”.

“Allo stesso modo si sono segnalate le attività e le cointeressenze che permettevano a Fameli di promuovere i propri interessi diretti su diverse strutture site in Loano, ove tra l’altro si ritrovano soggetti a lui strettamente collegati conforti interessi anche all’interno del porto turistico”.

L’operazione di oggi, per cui come Casa della Legalità ringraziamo l’arma dei carabinieri e la Procura di Savona, è la testimonianza che le denunce servono e che lo Stato c’è“.

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