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Loano, dopo 38 anni di servizi sociali va in pensione Graziella Porro: “Lavoro difficile, ma esperienza bellissima”

L'ex responsabile dei servizi sociali spiega come sono cambiate negli anni le difficoltà delle famiglie

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Loano. E’ andata in pensione a fine aprile dopo 38 anni di carriera al servizio dei cittadini per quella che lei stessa definisce “una bella esperienza”. Forse difficile e logorante perché costantemente a contatto con la sofferenza, ma comunque “bella”.

La (ormai ex) responsabile dei servizi sociali Graziella Porro è entrata in servizio nel 1977: “Avevo 24 anni – racconta – e sono stata assunta tramite concorso. Eravamo in tre, ma alla fine sono riuscita a spuntarla. Loano è stato uno dei primissimi comuni della nostra provincia ad avere una rete di servizi a sostegno delle famiglie: c’era il consultorio, il centro ragazzi e il campo solare (che siamo stati tra i primi ad attivare). Ma la vera svolta è arrivata negli anni ’80, quando abbiamo iniziato a progettare veramente”.

Per quanto riguarda i servizi sociali, Loano è sempre stata all’avanguardia: “L’amministrazione comunale, tutte le amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, sono sempre state molto attente a questi aspetti. I sindaci e gli assessori con i quali ho lavorato ci hanno sempre appoggiato e dato massima libertà su idee e progetti. Anche per questo mi reputo molto fortunata: ho fatto il lavoro che volevo fare e per tutta la mia carriera ho sempre ricevuto sostegno, aiuto e apprezzamento”.

Aver attraversato una fetta così lunga di vita loanese e non solo le ha permesso di avere un punto di osservazione diverso e privilegiato sulla società degli ultimi quattro decenni: “All’inizio a venire da noi erano soprattutto le famiglie che ‘avevano fame’. Una era composta dai genitori e da 12 figli. Per lo più venivano dal sud: si erano trasferiti al nord per lavorare nell’edilizia. Ai tempi lavoro ce n’era molto. Nell’edilizia e nel turismo. Ad essere impiegato non era solo il padre: anche la madre spesso aveva un impiego. La maggior parte delle famiglie che si rivolgeva a noi aveva problemi di reddito“.

Oggi le cose sono cambiate: “Oggi i problemi sono differenti – spiega ancora Graziella Porro – Le famiglie sono in crisi non (solo) perché magari non hanno soldi, ma perché non hanno una corretta percezione del benessere e non sanno dare le giuste priorità quando si tratta di denaro. La povertà non è data dalla mancanza di un reddito adeguato al sostentamento, ma dall’incapacità di usare gli strumenti per combattere la povertà. Inoltre molte famiglie non sono in grado di espletare la loro funzione educativa, quindi i ragazzi crescono senza regole”.

Qui entrano in gioco i servizi sociali: “Il nostro è un lavoro di ascolto al termine del quale mettiamo a disposizione le nostre conoscenze e spieghiamo agli utenti come usare le risorse che hanno già e che il cambiamento che vogliono deve partire da loro. La vera fatica è avere sempre una ‘ricarica’ emotiva e personale. Perché dopo anni passati a contatto con la sofferenza viene meno la spinta necessaria”.

C’è spazio per qualche caso curioso: “Stavo per andare in pausa pranzo, quando nel mio ufficio è entrata una donna, ha abbandonato sulla mia scrivania un bambino di pochi mesi e se n’è andata senza che potessi fermarla. Sono rimasta di sasso. Non sapevo cosa fare. Per fortuna è subito arrivata una coppia di genitori affidatari che ha preso il piccolo e tutto si è risolto per il meglio”.

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