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Discrepanze tra orario di servizio e attività “intramoenia”: assolto primario del S. Corona

Al medico era contestata l'accusa di truffa in relazione a 44 ore di attività svolte tra il 2011 e il 2012

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Pietra L. Stefano Nosengo, otorinolaringoiatra e responsabile del reparto di “Chirurgia cervico facciale e Otorinolaringoiatria” del Santa Corona di Pietra Ligure, è stato assolto dall’accusa di truffa. Il medico era finito a giudizio per alcune discrepanze tra le ore di servizio prestate in ospedale e quelle dedicate all’attività “intramoenia” (ovvero le prestazioni erogate al di fuori dell’orario di lavoro dai medici di un ospedale all’interno della struttura stessa o in altre).

Questa mattina, davanti al giudice Laura De Dominicis, è arrivata per lui la sentenza di assoluzione “perché non punibile per la particolare tenuità del fatto” (in applicazione del nuovo articolo del codice penale, il 131 bis, in vigore dallo scorso 2 aprile ed introdotto con il decreto legislativo numero 28 del 16 marzo scorso).

Allo specialista venivano contestate 44 ore di attività, svolte nell’arco due anni, tra il 2011 ed il 2012, che sono state retribuite come “intramoenia”, ma che, questa almeno era la tesi della Procura, lui non avrebbe realmente eseguito. Dagli accertamenti sulle ore di servizio del medico erano emerse alcune difformità che mostrerebbero come, pur risultando ancora al lavoro in ospedale, nello stesso momento il dottor Nosengo stesse visitando un paziente nell’ambito della sua attività da libero professsionista. Per esempio, in un caso, la timbratura in uscita dal turno in ospedale risulta essere fatta alle 16.04 e l’attività intramoenia è documentata dalle 16 alle 16,50. Una sovrapposizione che aveva convinto la Procura a contestare l’accusa di truffa.

Una contestazione che il medico, assistito dall’avvocato Roberto Giacchero, fin dal principio aveva respinto con decisione. Secondo la tesi difensiva c’era una “mancanza dell’”elemento soggettivo” e quelli contestati erano semplici “errori formali”. Lo specialista avrebbe infatti realmente erogato tutte le prestazioni documentate e retribuite come attività intramoenia, ma semplicemente, in alcuni casi, non lo avrebbe fatto negli orari previsti sulle prenotazioni. In sostanza poteva capitare che il medico, pur avendo un appuntamento alle 16, tardasse l’uscita dall’ospedale e di conseguenza iniziasse la visita come libero professionista in ritardo per terminarla oltre l’ora prevista. Quando la prestazione veniva documentata però l’orario non veniva modificato e di conseguenza sarebbero nati gli errori formali.

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