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“Dirty soccer”, Corda risponde al gip e nega tutto: chiesta la scarcerazione fotogallery

L'ex allenatore del Savona ha raccontato la sua verità negando di aver preso parte alle combine di tre partite

Savona. Ha risposto a tutte le domande e ha negato con decisione ogni addebito. Ninni Corda, l’ex mister del Savona in questa stagione sulla panchina del Barletta, questa mattina si è presentato davanti al gip Francesco Meloni per la convalida del fermo e ha voluto raccontare la sua verità al giudice a proposito dell’accusa per frode sportiva contestata nell’ambito dell’operazione sul calcioscommesse “Dirty soccer”.

ninni corda arrestato

In poco più di un’ora di interrogatorio il tecnico sardo ha chiarito davanti al giudice la sua posizione come hanno confermato i suoi legali, gli avvocati Paolo Lavagnino e Alain Barbera, che hanno chiesto per lui una revoca dello stato di detenzione (richiesta sulla quale il giudice si è riservato di decidere.

“Ha risposto serenamente alle domande del gip – ha spiegato l’avvocato Lavagnino – Lui nega gli addebiti in relazione a tutti e tre gli episodi. Le minacce? Lui ha appreso dalla documentazione consegnata che ci sono state, da parte di persone che lui disconosce. Non aveva assolutamente percepito alcuna minaccia ma ne ha preso atto successivamente, proprio leggendo gli atti nelle ultime ore”.

A proposito dell’istanza di scarcerazione, il legale ha precisato: “A nostro giudizio non sussistono esigenze cautelari né dovute dal pericolo di fuga né dalla reiterazione del reato: Corda è stato trovato a casa sua e il campionato del Barletta è finito da 20 giorni”. Rispondendo alle domande dei cronisti sulle condizioni del suo assistito, l’avvocato Lavagnino si è limitato a dire: “E’ sereno, compatibilmente con uno stato di detenzione. Lo dimostra anche il fatto che ha voluto rispondere a tutte le domande senza avvalersi della facoltà di rimanere in silenzio”.

A Corda viene contestato di aver partecipato alla combine per alterare il risultato di tre partite: Barletta-Catanzaro 1-1; Aversa-Barletta 0-1 e Barletta-Vigor Lamezia 3-3 (di cui solo l’ultima è finita con il risultato concordato). I difensori di Corda nutrono dubbi sulla consistenza degli elementi probatori riferiti alle combine contestate al tecnico nuorese: “Il mio assistito era arrivato da poco a Barletta, e i giocatori erano tutti pro Sesia (l’ex allenatore, ndr) e secondo il teorema degli inquirenti sarebbero stati tutti ‘convincibili’ ma secondo noi non è possibile: Corda avrebbe avuto poca voce in capitolo”.

Oltre a Corda, questa mattina, poco dopo mezzogiorno si è presentato in tribunale anche Edmond Nerjaku, accompagnato dal suo legale Carlo Biondi. L’albanese, finito in manette insieme all’ex allenatore del Savona, ha fatto scena muta. Al termine dell’udienza di convalida il suo legale ha presentato un’istanza di arresti domiciliari dando disponibilità anche all’impiego del braccialetto elettronico: una richiesta sulla quale il giudice si è riservato di decidere.

Il cittadino albanese residente a Vado Ligure, secondo gli inquirenti, sarebbe uno dei finanziatori delle combine e quindi uno dei pezzi da novanta dell’organizzazione criminale che aveva messo in piedi il giro di scommesse illecite sugli eventi sportivi.

A Nerjaku, inoltre, viene contestata anche l’accusa di estorsione perché, dopo una combine non andata a buon fine (quella sulla partita tra L’Aquila e il Tuttocuoio), avrebbe costretto il direttore sportivo Ercole Di Nicola a consegnarli ventimila euro come “risarcimento” per l’affare saltato.

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