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Il Muretto ha bisogno di cure per piastrelle scheggiate e firme “abusive”

Sistemate lungo la striscia di cemento che collega i giardini di Chaplin al muraglione sotto il Comune, mostrano segni di cedimento

Alassio. Non è solo la piastrella firmata dai calciatori della Nazionale di Bearzot che nel 1982 vinse i Mondiali di Spagna che ha bisogno di essere restaurata o addirittura ricollocata ex novo, sul celebre Muretto, ideato dal pittore alassino Mario Berrino. Buona parte della collezione ha bisogno di essere “curata” e quindi di una radicale operazione di restyling.

Alcune, tra le coloratissime piastrelle, sistemate lungo la striscia di cemento che collega i giardini di Chaplin al muraglione sotto il Comune, mostrano segni di cedimento: autografi ormai quasi illeggibili, ceramiche scheggiate altre cancellate dai vandali.

Il simbolo della città di Alassio con le sue piastrelle griffate però presenta anche altri problemi: tra queste ve ne sarebbero diverse “abusive” cioè firmate da persone ignote e magari sostituite ad altre accanto a personaggi celebri come Claudio Villa, Bartali, Coppi, Ravera, Mazzola, tanto per citarne alcuni.

Occorre quindi fare un rapido screening per capire se davvero il celebre Muretto ammirato e fotografato da turisti che arrivano qui da ogni parte del mondo è in ordine. Qui sono collocate anche autografi prestigiosi non solo di cantanti e sportivi, ma anche di scrittori e artisti, letterati e studiosi da Ernest Hemingway a Dario Fo, da Vittorio De Sica a Giovanni Guareschi. Vip che si sono fermati ad Alassio, tra una delle località di mare più gettonate della riviera ligure e che hanno lasciato la firma del loro passaggio su richiesta della famiglia Berrino.

Una tradizione cominciata nell’estate del ’53, quando l’Italia del dopoguerra si preparava al boom economico. Alassio, con le sue belle ville Liberty, era già un centro della mondanità internazionale e cercava nuovi motivi di attrazione. L’idea geniale venne a Mario Berrino, che pensò di sfruttare in chiave turistica il muro che dal Caffé Roma faceva da cornice al giardino pubblico fino alla scalinata della fontana del municipio.

“Prima di diventare famoso, era un rustico muricciolo di pietrame sconnesso che arginava il terriccio del giardino pubblico – amava raccontare il pittore Berrino scomparso negli anni scorsi a chi gli chiedeva la storia delle piastrelle – ‘L’infelice contrasto con il verde e i fiori delle aiuole mi turbava, così squallido era indegno della vivacità dei passanti e della sensibilità degli ospiti seduti ai tavolini esterni del Caffé Roma. Mi tormentava l’idea di dargli un po’ di grazia e togliergli, con qualche ornamento, quella miseria”. Una collezione davvero unica e prestigiosa e sarebbe un delitto lasciare che il tempo potesse piano piano farla sparire.

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