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Storie di Albenga, Gullace, discariche e quelle amicizie “scomode” delle giunte comunali foto

Una lettera anonima, all'indomani dell'arresto di Gullace, ricorda di quando la giunta Guarnieri autorizzò la discarica di Campochiesa nel 2011. E punta il dito su Ciangherotti

Albenga. “‘Chi è senza peccato scagli la prima pietra’. Iniziatelo così l’articolo, a Ciangherotti piacerebbe”. Una sola riga, senza spiegazioni. E, in allegato, una delibera del 20 settembre 2011, in cui la giunta Guarnieri autorizzava la Sa.Mo.Ter a realizzare una discarica di rifiuti inerti in località Campochiesa: questa la lettera anonima giunta alla redazione di Ivg e destinata a far discutere e creare nuova polemica sotto le Torri.

La citazione biblica è un chiaro riferimento al ben noto fervore religioso del consigliere forzista, ma la delibera tira in ballo tutta la giunta di centrodestra dell’ex sindaco Guarnieri: fu approvata, oltre che dal primo cittadino e da Ciangherotti, anche da Roberto Schneck, Carlo Parodi, Ubaldo Pastorino e Mauro Vannucci. In pratica tutta la precedente amministrazione ad esclusione di Diego Distilo, che quel giorno era assente.

Una delibera finita nel mirino già allora, e ritornata inevitabilmente sotto i riflettori oggi, all’indomani dell’arresto di Carmelo Gullace: la Sa.Mo.Ter fa capo infatti a Rita Fazzari, cognata di Gullace e pertanto considerata dalla Casa della Legalità vicina alla cosca Raso-Gullace-Albanese (il padre Francesco Fazzari, deceduto nel 2009, era indicato dall’Antimafia come figura di spicco della cosca insieme a Gullace e Fameli).

La questione è nota, e sollevò a lungo polveroni e discussioni, con tanto di incendio, un anno dopo, di alcuni terreni, un evento che fece urlare all’intimidazione mafiosa. La battaglia fu politica (con rimbalzo di responsabilità tra la giunta Guarnieri e quella precedente di Tabbò) e anche legale, con un ricorso contro la realizzazione della discarica firmato da Giorgio Cangiano, proprio l’avvocato che, divenuto sindaco tre anni dopo, è diventato il primo “bersaglio politico” della caduta di Gullace.

Il mittente della lettera non aggiunge altro, ma l’inizio “evangelico” lascia poco spazio alle interpretazioni. Ciangherotti ha dato ampio risalto al coinvolgimento di Fabrizio Accame nell’indagine che ha portato all’arresto di Gullace, ha a più riprese sottolineato il suo presunto legame con Cangiano (per il quale era candidato in una lista civica), ha chiesto a gran voce di “prendere le distanze”: qualcuno non ha gradito, e con questa mossa ha voluto rimarcare che, tre anni fa, ad avere rapporti “dubbi” con aziende in odore di ‘ndrangheta erano proprio lui e i suoi colleghi di giunta.

Il Vangelo a questo punto direbbe a tutti i litiganti “Padre perdona loro, perché non sanno quello che fanno”: ma dubitiamo che ad Albenga accadrà.

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