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Sequestro Fotia, dipendenti preoccupati: “Giusto indagare, ma fateci lavorare”

Lo sfogo: "Ci hanno promesso che l’azienda sarebbe rimasta aperta, ma ora i cantieri chiamano per chiederci dove sono i mezzi"

Savona. Per il secondo giorno consecutivo non possono lavorare, ma sono comunque tutti presenti in azienda. Ed è proprio davanti all’ingresso degli uffici del “Fotia Group”, in via Braja a Savona, che si sfogano e manifestano la loro preoccupazione per il futuro.

lavoratori Fotia

Sono i dipendenti delle aziende, la Scavo-ter e la P.D.F., finite sotto sequestro preventivo da parte del tribunale di Savona su richiesta della Dia di Genova. Una trentina di persone tra operai, tecnici ed impiegate, che non nascondono rabbia e frustrazione per la situazione nella quale si trovano: “Perché c’è stato questo provvedimento? Stavamo lavorando su appalti dove erano stati fatti tutti i controlli possibili. Ci sentiamo persone pulite, ma sono due giorni che siamo a casa”.

“Chiediamo che venga nominato prima possibile il custode per poter continuare a lavorare. Ci hanno promesso che l’azienda sarebbe rimasta aperta, ma la verità è che stamattina ci hanno già chiamato due cantieri per chiederci dove fossero i mezzi. Se sono sequestrati e non possiamo muoverli perdiamo i lavori. Bloccare un’azienda così su presupposti campati in aria non va bene. Poi non bisogna dire cose non corrette: qualcuno ha nominato l’Aurelia Bis dove non abbiamo lavorato” spiegano sconsolati i lavoratori del gruppo Fotia.

“Abbiamo lavorato per la Siteco e crediamo che quindi tutti i controlli antimafia siano stati effettuati. E’ assurdo che tutto questo polverone si sia alzato a lavoro finito. Ci ritroviamo con tutti i mezzi bloccati, ma anche il centro riciclo di San Genesio: è una mazzata per l’azienda. Se non lavoriamo non possiamo saldare le fatture in scadenza, ci viene a mancare la liquidità e sarà dura rialzarsi” precisano i dipendenti delle società sequestrate.

“Chiediamo solo di poter lavorare per favore. E’ giusto che facciano le indagini ci mancherebbe, ma che ci facciano lavorare. Ieri ci stava essere fermi, oggi anche, ma che domani si possa ripartire. Al giudice chiediamo questo: di fare il possibile per farci lavorare. Noi viviamo con lo stipendio e senza non sappiamo davvero come pagare i mutui e mantenere le famiglie” concludono.

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