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Sequestro aziende Fotia, le decisioni del Tribunale del Riesame fotogallery video

I giudici hanno depositato la loro decisione confermando il provvedimento emesso dal gip Fiorenza Giorgi soltanto per due delle aziende colpite dalla misura

Savona. Dissequestrata la Scavo-ter, mentre restano i sigilli alla Pdf e alla Seleni. È il verdetto del Tribunale del Riesame sulla richiesta di revoca della misura avanzata dai legali della famiglia Fotia.

Questa mattina i giudici del Collegio savonese hanno depositato la loro decisione confermando il provvedimento emesso dal gip Fiorenza Giorgi soltanto per due delle aziende colpite dalla misura. Da oggi infatti la Scavo-ter è di nuovo libera di operare ed essere amministrata senza alcun vincolo (il tribunale ha disposto la restituzione delle quote societarie ai due soci Francesco e Fonato Fotia, ma anche di tutti i beni aziendali).

Sulla decisione del Riesame l’imprenditore Pietro Fotia ha commentato: “Ci tengo a ringraziare il Collegio per questo pronunciamento”.

Il ricorso era stato depositato in tribunale a Savona lo scorso 14 marzo dai legali della famiglia Fotia (gli avvocati Giancarlo Pittelli, Giovanni Ricco e Giuseppe Mammoliti del foro di Locri, insieme al professor Acquarone per la parte amministrativa).

In occasione della conferenza stampa convocata da Pietro Fotia, proprio in riferimento al ricorso, l’avvocato Giuseppe Mammoliti aveva precisato: “Ci troviamo a dover affrontare il tribunale del Riesame, ma tutto nasce da presunte relazioni parentali e dico presunte perché dimostreremo che non sono tali. È in corso una sorta di pulizia etnica verso i calabresi. Come è possibile che per 45 anni i Fotia siano rimasti sconosciuti e oggi invece venga esaltato in senso negativo un personaggio, ovvero Pietro Fotia che però ha relazioni di affetto e stima in città e non solo” spiega l’avvocato Pino Mammoliti.

“I Fotia da 45 anni danno lavoro a decine di persone. E ora troviamo una ditta, che per anni ha garantito benessere sociale, costruito strade, subire una sorta di pulizia etnica. Ci troviamo – prosegue il legale – con un gruppo di persone incensurate che vengono moralizzate da un pluripregiudicato. Forse vuole favorire il reingresso sul mercato di altre ditte o di veri cartelli che controllano la Liguria”.

“La nostra aspettativa per il tribunale del Riesame è quella di incontrare persone terze che sappiano leggere la situazione come realmente è. Noi aborriamo la criminalità organizzata, ma vogliamo ribadire che il teorema ‘calabrese uguale ‘ndranghetista’ non si può far valere. Se non ci affidiamo alle speranze derivate dallo Stato di diritto non possiamo andare avanti. Vogliamo però ribadire che questa tortura è insostenibile, c’è uno stalking mediatico per distruggere le società del gruppo Fotia” conclude l’avvocato Mammoliti.

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