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Ricorso al Riesame per chiedere la revoca del sequestro sui beni di moglie e figlie di Gullace foto video

Toirano. Un ricorso contro il sequestro della villa e degli altri beni di proprietà della moglie e delle figlie di Carmelo “Nino” Gullace, arrestato lo scorso 6 marzo nell’ambito dell’operazione “Real Time” portata avanti dai carabinieri del Comando Provinciale di Savona in collaborazione con personale della Direzione Investigativa Antimafia di Genova.

La richiesta di dissequestro è stata discussa questo pomeriggio davanti al tribunale del Riesame di Savona (giudici Fiumanò, Rossi e Canepa) che si sono riservati di decidere sulla richiesta. Il difensore di Giulia Fazzari, moglie di Gullace, e delle figlie, l’avvocato Benedetto Chirò, ha chiesto la revoca della misura cautelare reale relativa ai beni di proprietà delle sue assistite, tra i quali anche la villa di Toirano.

Nel corso della discussione, proprio riferendosi alla villa, l’avvocato Chirò ha ricordato che alla fine degli anni ’90 era già stata sequestrata ma la Corte d’Appello di Genova aveva poi revocato il provvedimento ravvisando che non ci fossero irregolarità. Il tribunale si è poi riservato di decidere sulla richiesta della difesa.

Quello di oggi non sarà l’unico Riesame discusso in questi giorni e relativo all’operazione “Real Time”: domani infatti, stavolta a Genova, verrà discussa la richiesta di annullamento delle misure cautelari personali eseguite nei confronti di Nino Gullace (assistito dagli avvocati Giovanni Ricco e e Andrea Boselli).

Gullace, arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, deve rispondere delle accuse di usura, tentata estorsione, intestazione fittizia di beni e esercizio abusivo della professione creditizia.

Contestualmente al suo arresto, la Procura aveva denunciato a piede libero tre persone: la moglie di Gullace, Giulia Fazzari, Fabrizio Accame e un imprenditore albenganese, A.L., 38 anni, che sono accusati di aver aiutato Gullace “ad assicurare il prodotto del reato di usura” e di “aver concorso nel farsi dare o promettere denaro ad un tasso di interesse usurario”. Gli inquirenti avevano anche sequestrato beni per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro tra immobili, autovetture, quote della “Co.Mi.To s.r.l.”, della “Liguria 2000 soc. coop.” e della “Gi.Erre s.r.l.”, nonché della “Concept di Accame Fabrizio & C. s.a.s.”, con sede a Loano.

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