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Processo “falsi ciechi”, finanziere in aula: “Andava in palestra, al mercato e salutava la gente”

Secondo l'accusa gli imputati hanno incassato indebitamente l'indennità di accompagnamento

Savona. E’ iniziato il processo per il caso dei “finti ciechi” (così come era stata ribattezzata l’indagine della guardia di finanza di Savona) che vede a giudizio tre persone Rosa B., di Varazze, Giuliana G., e Davide F., entrambi di Savona. Per tutti l’accusa contestata è di truffa per aver percepito indebitamente – questa la tesi della Procura – le indennità di accompagnamento.

Il caso era esploso nel gennaio 2012 quando, dopo una segnalazione, la guardia di finanza aveva iniziato un’attività di monitoraggio condotta su un “campione” di circa una cinquantina di ciechi residenti in provincia e che, in base ai tabulati dell’Inps, avevano bisogno dell’accompagnamento in quanto portatori di un handicap totale o comunque che impediva loro di svolgere le normali attività quotidiane. Le indagini si erano basate su incroci di dati e immagini di telecamere che, secondo l’accusa, immortalavano i “finti ciechi” svolgere senza difficoltà attività di ogni tipo: dal fare la spesa a leggere gli scontrini.

Circostanze che sono state ribadite in aula questa mattina da uno dei finanzieri che aveva seguito l’indagine: “Siamo partiti da una lista di novanta persone, poi abbiamo ridotto il campo d’azione a ventotto persone che abbiamo pedinato e monitorato. Tante avevano il cane, una persona come sostegno oppure il bastone, mentre sette ci hanno lasciato dei dubbi”.

Parlando di una delle imputate, Rosa B., l’innvestigatore delle Fiamme Gialle ha ricordato: “Camminava per il mercato di Varazze, salutava la gente, evitava gli ostacoli e non aveva persone che l’accompagnavano. L’abbiamo vista anche mentre andava in palestra e si allenava consultando la scheda con il programma da seguire. Inoltre ci risulta anche che la signora abbia presentato una denuncia ai carabinieri nel 2010 per una presunta truffa nella quale descriveva i tratti somatici della persona che l’avrebbe raggirata. Anzi in fondo al verbale precisava che se l’avesse rivisto sarebbe stata in grado di riconoscerlo”. Episodi che, secondo l’accusa, proverebbero che l’imputata non avrebbe avuto diritto a percepire l’indennità riconosciuta nel 1993 dalla commissione medica dell’Asl.

L’inchiesta, inizialmente, aveva coinvolto sei persone, ma in udienza preliminare tre erano state prosciolte da ogni accusa: dall’incidente probatorio infatti era emerso che rientravano nella categoria dei “ciechi assoluti” che, come stabilisce la legge 138 del 2001, non include solo le persone colpite “da totale mancanza della vista in entrambi gli occhi”, ma anche chi “ha la mera percezione dell’ombra e della luce o del moto della mano in entrambi gli occhi o nell’occhio migliore” e chi “pur avendo una buona acutezza visiva, presenti un residuo perimetrico binoculare inferiore al 3%”.

Per quanto riguarda gli odierni imputati del processo i difensori (gli avvocati Gianatti, Putignano e Frascherelli) avevano già sostenuto come i loro assistiti avessero effettivamente gravi problemi alla vista e che l’indennità gli era stata assegnata da una commissione medica ad hoc (come a dire: se errore c’è stato, è da attribuire a chi ha preso quella decisione). Nella prossima udienza, fissata a maggio, inizierà la sfilata dei testimoni della difesa.

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