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Polemica per lo striscione del Giro, Ciangherotti ribatte: “Nessuna diferenza con i danni degli ultras del Feyenoord” fotogallery

Albenga. “Non sono esperto di beni monumentali (e nemmeno lo è l’assessore comunale titolare della delega alla cultura) ma di certo non li danneggio, né da privato cittadino né tanto meno da amministratore in cerca di visibilità elettorale, per un puro capriccio di vanità”.

Continua il botta e risposta tra il vice sindaco di Albenga Riccardo Tomatis e il consigliere di Forza Italia Eraldo Ciangherotti in merito allo striscione promozionale del Giro d’Italia affisso alla facciata della torre civica. Ieri il consigliere forzista aveva attaccato l’amministrazione sostenendo che i ganci utilizzati per appendere lo striscione avevano danneggiato il monumento. Tesi respinta da Tomatis, che aveva spiegato come l’iniziativa fosse stata autorizzata dalla soprintendenza per i beni culturali e non avesse arrecato alcun danno al manufatto.

Ora la nuova replica di Ciangherotti, che ricorda. “Le torri di Albenga sono lì da centinaia di anni e, come penso molti altri cittadini, vorrei che ci stessero ancora a lungo perché credo rappresentino un patrimonio di valore assai più importante di una tappa del Giro d’Italia. Se poi, a detta del vice sindaco di Albenga Riccardo Tomatis, per la soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici della Liguria è possibile perforare liberamente la facciata storica della torre comunale, in un centro storico romano-medievale tra i più belli della Liguria e d’Italia con ‘fischer’ metallici di ancoraggio tra le pietre per la promozione di un evento sportivo, allora mi chiedo che differenza ci possa essere tra la denuncia di due turiste americane, sorprese ieri a Roma per aver inciso con una moneta le loro iniziali su una pietra del muro interno del Colosseo facendosi poi un selfie per immortalare la loro prodezza, e quanto è sotto gli occhi di tutti ad Albenga”.

Aggiunge Ciangherotti: “Ci siamo indignati tutti per la devastazione dei monumenti di Roma da parte degli ultras olandesi del Feyenoord, e per la demolizione delle opere d’arte da parte di Isis, e lasciamo che un ente comunale danneggi in pieno giorno uno dei simboli della nostra città? Io non ci sto. Sulla facciata della parte antica dell’ex ospedale Santa Maria di Misericordia, i fischer ancoranti per fissare lo striscione del Giro d’Italia sono stati addirittura affondati nella facciata di un immobile storico e vincolato, ancora da restaurare. Per la torre del comune medesimi fischer sono stati affondati tra le pietre. Trovo la cosa assurda, soprattutto se si pensa che la Torre vicina che ospita il museo, sempre di proprietà del Comune, ha finestre a diversi piani per poter ancorare ed esporre uno striscione in verticale. E’ giusto e legittimo promuovere la tappa del Giro d’Italia, data l’ingente quantità di soldi che sono stati investiti nell’iniziativa, dai comuni e dagli sponsor, ma sono certo che si possa fare in maniera più sobria, e che non intacchi il patrimonio della città”.

E poi, a mo’ di post scriptum: “Al sindaco, il vice sindaco e tutti gli altri che continuano a sostenere che la tappa del Giro d’Italia regalerà ‘visibilità mondiale’ ad Albenga (e ce lo auguriamo, anche perché in questi giorni la città ha guadagnato le pagine nazionali per cronache meno piacevoli) vorrei ricordare che, nel 2014, dopo l’esordio di Belfast, la prima partenza italiana fu a Giovinazzo, in Puglia. E se lo ricordano ben pochi albenganesi”.

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