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Plodio: disperso in guerra 71 anni anni fa e ritrovato in un paese in provincia di Bolzano

Plodio. A cent’anni dall’inizio della Grande Guerra e a settanta dalla fine del secondo conflitto mondiale, una storia a lieto fine per i famigliari dell’Alpino Arturo Visca, classe 1916, ucciso nei pressi di Chiusa d’Isarco, in Alto Adige, da una rappresaglia offensiva dei tedeschi il 9 settembre 1943 e fino a pochi mesi fa considerato uno dei tanti dispersi. A raccontarla sono il nipote, Marcello Sciutto, e la moglie, Cinzia Oddone, residenti a Plodio.

Dov’era finito il nonno e soprattutto dove era sepolto erano le domande che Marcello si poneva da anni, ascoltando il racconto della madre e della zia, figlie dell’Alpino arruolato nella Divisione Cuneense, Battaglione di Pieve di Teco, alle quali nell’aprile del ’43 il padre, già scampato alla Campagna di Russia, promise di ritornare a casa per Natale. Ma così non fu.

Richiamato alle armi nei reparti di presidio proprio nella primavera di quell’anno, Visca, nato a Mallare e successivamente, con la moglie Giuseppina Panelli di Biestro trasferitosi a Voze, morì sotto i colpi nemici a mitragliate, insieme ad un’altra Penna nera, nella zona di Griessbruck di Chiusa, in provincia di Bolzano. Il nipote ha trovato nella moglie Cinzia un fondamentale sostegno, tanto che insieme ai due figli per anni hanno svolto ricerche minuziose, sui siti internet ufficiali, primo fra tutti quello del Ministero della Difesa, sono entrati in contatto con alcuni dei pochi superstiti rimasti, con appassionati di storia e di vicende belliche, nonché hanno ispezionato numerosi cimiteri durante le loro vacanze, analizzando scrupolosamente monumenti ai Caduti e reperti a disposizione.

Quello che ormai sembrava un mistero senza risposta, come per molte altre famiglie, è stato svelato l’anno scorso, a novembre. Visitando il camposanto del paese altoatesino, infatti, la coppia ha notato una lapide sul cippo eretto in memoria delle vittime di guerra, sulla quale c’era la scritta “Alpino ignoto”. Un brivido ha scosso Marcello e Cinzia, che sulla base dei dati raccolti fino a quel momento hanno subito pensato che proprio lì ci potessero essere le spoglie del nonno. Ottenuta l’autorizzazione a riesumare i resti del cadavere, il 14 novembre, alla presenza delle autorità, è stato recuperato ciò che è rimasto.

All’interno del loculo, però, non c’erano soltanto alcune ossa dello scheletro del nonno, bensì anche quelle di un’altra persona, presumibilmente dell’Alpino rimasto ucciso quella notte con lui, nonché una baionetta, trattenuta a Chiusa in quanto reperto bellico da custodire. Due femori e un’arcata dentale sono stati consegnati all’Istituto di Medicina legale di Genova, e attraverso la comparazione del Dna con una delle figlie di Visca i parametri hanno evidenziato, nonostante gli anni trascorsi, la quasi certezza che si tratti proprio del nonno di Marcello.

Come promesso nel 1943, quindi, Arturo sarà “a casa per Natale”, anche se la sua dimora sarà il cimitero di Voze, dove riposa la moglie, spirata proprio lo scorso anno non appena sono state identificate le spoglie del marito Alpino. Per i nipoti, ora, la speranza di riuscire a dare un’identità anche al soldato che ha diviso con il nonno la stessa lapide per 71 anni. Il loro appello, se qualcuno potesse aiutarli, è quello di fornire informazioni utili contattando il Corriere Val Bormida. La speranza non si deve mai perdere, e loro ne sono la meritevole prova.

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