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Piace la mostra di Andy Warhol, ancora un mese per visitarla

L’esposizione si articola su serigrafie spesso colorate a mano, litografie, acrilici su carta e tela di icone pop

Andora. Allestita a Palazzo Tagliaferro di Andora è stata prorogata fino al prossimo 6 aprile la mostra  “Andy Warhol- Icone solitarie-Spettacoli di massa” che presenta una selezione di opere dell’intramontabile icona della Pop Art americana  Andy Warhol (1928 – 1987)  a ventisette anni dalla scomparsa.

L’esposizione, ad ingresso libero, che si può visitare, dal giovedì alla domenica, dalle 15 alle 19 con aperture straordinarie nel periodo pasquale, ha accolto anche turisti arrivati da fuori regione. “Da tempo – sottolinea il sindao Mauro Demichelis – Andora è diventata la capitale della cultura e dell’arte. Tante sono le esposizioni che vengono allestite in questo palazzo museo che è un edificio prestigioso ristrutturato su iniziativa del Comune. La mostra dedicata a Warhol ha raccolto critiche positive anche da parte di visitatori arrivati dalla Lombardia e dal Piemonte e questo non può che farci piacere”.

La critica Viana Conti, che con Philippe Daverio ha presentato la mostra e ne ha curato personalmente la realizzazione, ha voluto ricreare, tramite un corpus di opere degli anni Settanta e Ottanta, lo scenario di quel contesto creativo della Pop Art nel XX secolo che è stata soprattutto la Warholiana Silver Factory di New York.

La rassegna ricrea il clima e la temperatura effervescente di questa open house dove passavano, si inserivano, entravano nella catena di montaggio, artisti famosi, gruppi rock, modelle, i grandi della letteratura, dell’arte del cinema, della canzone.

L’esposizione si articola su serigrafie spesso colorate a mano, litografie, acrilici su carta e tela di icone pop, carte da parati, acetati fotografici, oggetti fetish, celebri locandine e manifesti firmati, T-shirts, sovracopertine di libri, autoritratti, copertine di vinili di Rock Star e di “Interview” magazine la rivista americana inventata da Andy Warhol con John Wilcock e Gerard Malanga nel 1969 e che aveva nomi come quelli di Fred Hughes e Bob Colacello in redazione, Truman Capote e Vincent Fremont tra i collaboratori editoriali, Christopher Makos, Robert Mapplethorpe e Bruce Weber tra i fotografi.

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